Jamaica

Settore “Jamaica” – Vajo dell’Orsa

schizzo

 

Caraibi, mare cristallino, sabbia finissima e marijuana doc!!! 😉

Ecco, non centra niente…”Jamaica” è semplicemente il nuovo settore nato quest’inverno (2015/2016) nello spettacolare posto che è il Vajo dell’Orsa.

“Jamaica”, oltre che ad essere il nome del settore, è la via più caratteristica della falesia e a mio avviso uno dei tiri più splendidi ed estetici che abbia mai fatto…talmente bello che ha dato il nome alla falesia (tiro che abbiamo già trovato chiodato, probabilmente da Micheletti negli anni 90 o da qualche ragazzo trentino… se mai troveremo il chiodatore che ci ragguaglia sul nome originale, saremo ben lieti di cambiarlo).

Tutto iniziò ad Aprile 2015 quando il Pastu (Cristiano Pastorello) butto giù la statica su quel muro spettacolare costellato qua e la da canne di tutte le dimensioni. Passò una stagione, e la statica era sempre la, da sola, legata ad un’albero e in attesa di essere risalita.

Il primo a dare il via alle danze fu il Tommy (Tommaso Marchesini) che, rotto il ghiaccio e issato la prima linea, io e il Nic (Nicola Zorzi) lo seguimmo subito a ruota con i lavori di chiodatura.

Nel giro di tre mesi la falesia è pronta, la roccia è unica e la tecnica qui fa da padrona!

Il risultato è semplicemente un super muro da 35mt in un contesto surreale che è il Vajo dell’Orsa.

 

Unico difetto?!? Dopo il riscaldo “Welcome to Jamaica” di 6b+ si arriva su una cengia (attrezzata a DOC) dove da qui partono gli altri itinerari.

Dunque la falesia è leggermente appesa,  ma questa scomodità sarà SICURAMENTE ripagata dalla qualità dei tiri e dalla sua super roccia. Per cui una visita ne vale veramente la pena…

An si, la spittatura non è ascellare!!!😉

 

 I Tiri:

  1. Welcome to Jamaica, 6b+
  2. Ambush in the Night, 7c
  3. Lion Zion Iron, 7b+
  4. Raggae Night, 8a
  5. Sun is Shining, 7b
  6. Jamaica, 7a+
  7. Jamaican Pearl, 7c+
  8. Three Little Birds, 6c

 

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Consiglio una Daisy Chain per muoversi agevolmente in cengia, un paio di ghiere, secchiello per la sicura dinamica e corda da 80mt!!!

 

NB: Tutte le vie sono SPETTACOLARI!!!

 

Ecco due scatti:

Andreino sul labirinto di “Jamaican Pearl” 7c+

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Il Nic sul capolavoro “Three Littre Birds” 6c

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Il Tommy sulla spettacolare “Jamaica” 7a+

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Esposizione e avvicinamento:

La parete è esposta a sud pieno ma haimè il sole scappa dietro ad un monte intorno alle 13/14, ideale per le mezze stagioni.

Per l’avvicinamento basta andare verso la “Ghigliottina”, 100mt prima parte un nuovo sentiero sulla destra che porta alla parete, 15/20min del parcheggio.

 

Buone tacche,

Andrein.

 

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Ringrazio: Wild Climb, Patagonia e ProAction.

Video “Zamba”.

Prima di tutto voglio ringraziare Wild Climb Shoes, CAI Cesare Battisti Verona e Open Circle che hanno reso possibile la realizzazione di questo piccolo GRANDE “film”.

Poi che dire, è tutto racchiuso in questi 6 minuti e 30: la forza della cordata, l’alpinismo esplorativo, l’amore per una gran compagna di vita, la passione e rispetto verso la montagna, l’arrivo di un bimbo…noi ci abbiamo messo il cuore, poi le immagini fanno il resto…per una nuova via sul pilastro Andrea Zambaldi.

 

Qui il link per il video:

 

Trascrivo due parole scritte dal “Pepe” Pietro Bagnara:

“C’è un fatto, una cosa che ho capito da tempo: io non so fare i lavori commerciali. Forse me la cavo meglio con quelli che riguardano la fotografia. Ma con i film o i video: ahiii!! Là son dolori. Perché quello che voglio fare è raccontare storie, magari leggere o evanescenti, ma pur sempre storie.
E, dannazione, mi lascio sempre coinvolgere. A volte non ci dormo la notte perché voglio trovare una chiave narrativa o un’idea che funzioni.
“Zamba” fa parte di quei lavori che ti segnano e ti restano dentro, capace di emozionarmi ogni volta che lo guardo. E questo mi basta.”

Grazie anche a tutti i vari siti internet e quotidiani che hanno condiviso la nostra avventura e il nostro film:

 

Qui sotto relazione e tracciato.

2.Relazione

Relazione

1.Tracciato

Tracciato

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e CAI Cesare Battisti Verona.

Buone tacche,

Andrein.

“Il Tempio delle Cimici”

In questo post colgo l’occasione per condividere una nuova falesia.

Un grande lavoro di chiodatura ad opera di grandi amici….ben fatto!!!😉

“Il Tempio delle Cimici”

Di Michele Lucchini (Lucco)

 

Certe pareti si scoprono grazie a ponderate ricerche e lunghe sfacchinate; altre le si scoprono un pò per caso, ed è questo il caso del “Tempio delle Cimici”.

Io, il Duzzin e Dimitri, dopo aver fatto una via che sale con due tiri un elegante spigolo sopra all’abitato di Bellori in Val Pantena (per la cronaca: primo tiro niente di che, ma secondo stupendo ed esposto, max 6b+), facciamo una passeggiata costeggiando le belle pareti guardate tante volte dalla strada, ma mai, evidentemente con la dovuta attenzione.

Il Duzzin è il primo ad arrivare alla falesia e ci urla di raggiungerlo in fretta: davanti a noi un muro liscio di calcare strapiombante costellato di tasche taglienti e grosse canne.

Tutto è vergine, fatta eccezione per un monotiro e altro mezzo tiro attrezzati con fittoni abbastanza datati… i misteri della valle! Chi avrà attrezzato questi pochi metri? Forse l’irriducibile esploratore Cipriani? Ancora adesso non siamo riesciti a scoprire l’artefice, ci siamo però limitati a riattrezzare il tutto con materiale più sicuro chiamando le vie “C’era una volta” e “Durex” (per un boulder molto duro a metà).

Oltre gli strapiombi comunque la falesia riserva altre ghiotte sorprese: placche di splendida roccia ci fanno prudere le mani! Chiamiamo i fratelli Dezu, Tommy e Seba, compriamo trapano e spit ed iniziamo a calarci dagli alberi sovrastanti. Ignorando a quel tempo (due anni fa) le tecniche di chiodatura in strapiombo, passammo giornate rocambolesche in cui il primo saliva dal basso in moulinette con la corda passata in chiodi da roccia per tenersi dentro allo strapiombo, mentre l’altro disgraziato si lacerava le anche per fargli sicura con il gri-gri.

Dopo un pò di tempo ci spiegarono che la statica con jumar e gri-gri in beata solitudine era di gran lunga preferibile, se non altro per quello che faceva sicura!

Sono passati due anni e a luglio abbiamo festeggiato l’inaugurazione della falesia con un bel festone a cui hanno partecipato con grande soddisfazione molti ed entusiasti “foresti”.

Ma veniamo alla falesia: in tutto abbiamo attrezzato 20 tiri. Il settore di destra, “l’Altare” è caratterizzato da vie molto strapiombanti, ma con prese enormi e talvolta un pò taglienti; usciti ben cucinati dagli strapiombi, delle delicate canne vi indicheranno la via per la sosta.

Il settore “placchespiombi” è invece più tecnico, ma pur sempre fisico, ed infondo a sinistra c’è anche un magnifico diedro.

La chiodatura, interamente a nostre spese, è tendenzialmente ravvicinata, anche se non manca qualche simpatico run-out.

La roccia, quasi sempre ottima, è dai più svariati colori, nera, grigia, gialla e rossa; solo alcune vie richiedono ancora di essere un poco ripulite dalla frequentazione, ma il grosso è fatto.

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L’accesso:

Da Bellori In Valapantena (VR) oltrepassare il bar “The crazy wolf”, prendere la seconda a sinistra ed entrare nella contrada Dorigo; parcheggiare sulla curva (ometto e targa su abete) dove la strada costeggia un torrente. Scendere nel letto del torrente e attraversarlo, risalire le scalette per poi seguire la traccia di sentiero che sale zig-zagando. Giunti alla base delle pareti costeggiare verso destra fino ad individuare delle staffe metalliche che salgono alla falesia. 30 minuti.

L’esposizione è est, ed il posto abbastanza fresco, d’estate è in ombra dalle 10:30. Come gran parte delle falesie della valle le mezze stagioni (ci fossero ancora governo ladro) sono le più indicate.

 

Infine il nome:

Il luogo, se vorrete visitarlo, ha un che di mistico. Il settore “Altare” è sospeso su una grande cengia pianeggiante rossa e solo arrivare lì merita. Le cimici perché quando per la prima volta siamo arrivati lì nei buchetti ce ne erano molte, ora non più. Ma il Duzzin ha insistito, nonostante alcune resistenze, per chiamarlo “Il Tempio delle Cimici”. Perché, “alla fine poverette c’erano prima loro”…

 

Ecco alcune foto…

Tommy sulla Bocca della Verità

Tommy su “La Bocca della Verità”

fiesta!

Fiesta!!

 

Tommy su durex

Tommy su “Durex”

 

Lo zoccolo duro de''inaugurazione (1)

L’inaugurazione

 

Ivo e il Duzzin

Ivo e il Duzz

 

I Chiodatori

I Chiodatori

 

Falesia della Sega “La Lama”

“LA LAMA”

Un pò lunga ma è la sua storia:

Di Francesco Chicco Fontebasso

“C’è un posto, incastrato tra le pieghe della Lessinia, nel punto in cui l’altipiano precipita (irrimediabilmente e dal lato sbagliato) nella Val d’Adige, dove sono immortalate sulla roccia storie di amicizia, amori e ricordi.
Si parla di emozioni. E si scrive su roccia. Quella, appunto, della parte sbagliata della Val d’Adige. Quella che, come fosse un quaderno dove si racconta di vicende e di uomini, spesso si sfoglia.
Alcune di queste pagine sono belle. Molto belle. Di una grana che graffia. E ospitano racconti profondi qualche millimetro. Profondi come le prese che bisogna tenere per leggerne la favola, molte volte tutta d’un fiato, fino all’ultimo capitolo.
Altre sono patinate, delicate, tanto che scivolano via trascinando nel vuoto l’incauto lettore.

Quando si parla di una falesia usando toni come “emozioni”, “favole”, “racconti”, ”amori”, si entra talmente tanto nel personale che diventa difficile essere obiettivi.
Non so più se sia o meno una bella falesia, forse; sicuramente è un posto importante.
Perché è dove ho chiodato la prima via, perché è dove ho chiodato soprattutto per me.

Erano gli anni in cui scalavamo ormai tanto, tantissimo a Ceredo.
Avevamo voglia di siti nuovi, relativamente comodi, con esposizioni nuove, che fossero accessibili anche con il meteo avverso.
Ma guardavamo con occhi strapiombanti.
Così nel nostro vagare provinciale, approfondito e metodico, in un pomeriggio esplorativo come tanti, questa barra di roccia per lo più verticale e peraltro nemmeno tanto solida, ci passò indifferente.
Erano gli ultimi anni del ‘900, gli anni che precedevano il MilleniumBug e i suoi strascichi, e avevamo già visto tutto senza trovare nulla. Ceredo restava (e tutt’oggi resta) la falesia che tutti vorrebbero scovare.
Ma qualcosa cominciava a cambiare. Un tarlo aveva fatto strada. Inconsapevolmente.
Michele Peci Campedelli, Andrea Vecchio Melotti e Roberto Biciu Franzoni tornarono sotto quella barra di roccia. E lo fecero con un trapano a benzina, una manciata di spit e troppo poca benzina.
Nacquero la prima via della falesia, un 7a ormai storico, in seguito allungato, e gli ultimi movimenti di una placca di equilibrio dopo una fessura fisica. E finì la benzina. Poi finì l’estate. E poi fu ancora Ceredo e le sue “inverticalità”.
Dopo l’inverno che ne seguì, avevo ormai definitivamente compreso che non ero capace di arrampicare, se non sulle grosse prese di quella volta incantata. Che i piedi erano un’interessante, ma scomoda e pesante appendice, per come li usavo. Un amico mi consigliò di tornare ai seibì di placca e di imparare a scalare seriamente.
Ho pensato di fare due cose insieme. Imparare a chiodare, continuando quel progetto di falesia alternativa, e prepararmi un terreno verticale che sostituisse PanGullich e trazioni.
Quindi siamo tornati lassù io, un po’ più benzina e il Peci che, finchè terminava di chiodare “Solo per un vecchio”, consigliava a me, sulla linea a fianco, posizionamento, distanze e ancora distanze degli spit.
Era la mia prima via e avevo inconsapevolmente “disegnato”, con la supervisione di quel “maestro”, il seibì che, da solo e per anni, bastò a tener distanti gli arrampicatori di tutta la provincia da quel giardino. Tanto distanti quanto quell’ultimo spit dalla catena dell’unica via di riscaldamento.

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Chicco sul famoso 6b di riscaldo “Non Val Saper”

Col ritmo di due/tre vie d’estate, la falesia cresceva. Gli anni e gli aneddoti scorrevano veloci, come gli arrampicatori che la visitavano. Chi veniva invitato, spesso con l’inganno, scriveva il suo aneddoto e spariva.
Come biasimarli. La falesia oltretutto era fuori moda per il tempo: troppo verticale.
I licheni, quasi sempre presenti nei primi metri della maggior parte delle vie, comportavano un uso magistrale dei piedi ed una fiducia sconsiderata in quelle prese che, sempre nei primi metri, suonavano vuoto al batter di ogni rinvio. Si insomma, gli antipodi del Pan Gullich.
Come la benzina anni prima, così stava terminando il tempo del Peci alla Sega. Pian piano sparì, prima come arrampicatore, poi come chiodatore e poi come assicuratore, attirato da ben altri e più importanti muri (quelli di casa sua, in ristrutturazione).
Continuai da solo per un periodo, motivato più dal fatto di non dipendere da nessuno in quell’arte verticale. Chiodavo solo per me, ormai, continuamente combattuto sullo spit in più o quello in meno, obbligandomi, spesso inutilmente, in runout dal vago sapore francese. Inutili appunto, ma stimolanti.
Da lì a poco avrei intrapreso la strada che porta dalle comode falesie di valle alle più famose vie (crollo)dolomitiche ed in questo, sicuramente, la roccia della Sega, mi aveva preparato.
Poi, un pomeriggio, in negozio: “Ciao, mi chiamo Andrea, mi hanno ritirato la patente, scalare è atomico, so che vai in Sardegna. Posso venire con voi?”
Sarebbe troppo lungo, una storia a parte, parlare di come nasceva, nel 2009, questa amicizia, con un giovane scapestrato che conosceva solo superlativi. Che qualsiasi porzione di roccia vedeva era galattica, stratosferica, mondiale. Che si apprestava ad affrontare la Gullich sulla sarda punta Giradili, con un paio di cobra esageratamente troppo grandi, per i quattrocento metri di quelle gocce.
Negli anni a venire, le cobra si restrinsero, poi vennero sostituite, poi non fu più il Mediterraneo a fare da sfondo.
Quando arriva Andreino, la Sega sta scivolando nel silenzio che precede il volo, come l’ennesimo, sporadico arrampicatore su quell’appoggio troppo svaso, quella tacca troppo lichenosa e quello spit non più divertentemente troppo basso.
Nuova energia, nuovo entusiasmo, nuovi occhi. Nuove linee e nuove storie. Nuovi amori descritti e poi persi, in quei runout.
Distante da ogni esperimento sociale,come fu poi Ceredo-Falconi, la chiodatura nel tempo si è un po’ ammorbidita. Ma l’idea comune, da sempre, è stata che ci fosse dell’aria, dove la roccia o l’inclinazione lo consentisse, tra una protezione e l’altra. La distanza degli spit non deve fare la difficoltà ma, di fatto, fa la differenza. E, se gestita con attenzione, è un valore aggiunto, all’arrampicata. E qua, Andreino ed io, ne abbiamo aggiunto un po’, di quel valore.

Nuova energia aggrega nuovi compagni, di corda e di birra.
Tanta, come quella portata a spalle da un Bruno, alla prima (e unica) festa di apertura della falesia al pubblico, troppo forte e troppo buono per esprimersi solo sulle piccole e cattive rughe di questo calcare. Tanto buono che decide di dedicare alla falesia alcune giornate di lavoro, scovando le prese più grosse e regalando ai posteri il primo (e ancora unico) 6a.
C’è stato un tempo in cui voci, classiche di coloro che, sentendosi esclusi da un improbabile elite arrampicatoria, attaccano piuttosto che chiedere, hanno voluto dipingere la falesia anche come segretamente tenuta nascosta. Complice il fatto che, proprio nel territorio veronese, in passato, sono state prese decisioni “impopolari” riguardo alcune falesie, una in particolare. Ma a volte, le falesie vanno protette e chi chioda ha il diritto di assumersene la responsabilità. Ma è un discorso lungo.
Non è mai stata nascosta; non è mai stata pubblicizzata, semmai. E’ stata protetta soprattutto l’incolumità degli sprovveduti, quello si, nel caso della Sega. Ma senza la volontà di negare l’accesso a nessuno. E’ la, dal 2000. Con i suoi licheni.
Così, anche per prendere le distanze dai vecchi campanilismi che, hanno segnato e forse ancora segnano (perché probabilmente è più interessante così) una virtuale spaccatura tra est e ovest, nel mondo verticale veronese, abbiamo accettato venisse pubblicata, in una importante guida, la relazione della falesia.
Oggi, vedendola relegata sull’ultima pagina di quella guida, dove sono descritte ben più grandi e famose falesie della provincia, capisco quanto sia fuori luogo, distante dal mio modo di vedere questo posto. Così distante che infatti è la Lessinia trentina che la ospita, all’altitudine di circa 1100m slm.
Durante l’estate del 2014, un meteo decisamente ostile ha congelato la falesia. Una mia (ma non solo la mia) corda fissa è rimasta appesa per due inverni, come un cartello “lavori in corso”, ad indicare un amore che finiva, in silenzio, come l’autunno che stava avanzando.
L’ho recuperata nei giorni scorsi, dopo aver liberato quel tiro, dopo aver sciolto il nodo che la fissava all’albero lassù, oltre la catena e anche dopo aver fortunatamente ritrovato quell’amore.
I lavori continuano. Altri giovani volti si contraggono nella fatica che comporta arcuare le dita sulle righe che abbiamo scritto ormai un decennio fa.
Credo siano nate in questa falesia anche le rughe che segnano il mio viso oggi.
E la chiamavamo la falesia del futuro. Che non era poi così distante.”

Le Vie:
SETTORE PLACCA
– Giorni Tranquilli, 7a
– Gioca il Jolly, 7a+
– Passeggita al Confine, 7a+
– Sarà in Silenzio, 7b
– Sempre Semprissimo, 6a
– Cocccinella, 6b+
– Var. Livanos Stamatiu, 6c+ (Parte su “Coccinella” poi dritta a sx)
– Thor, 7a+
– Non ti fidar…, 7a+
– Polvere nel Vento, 7a+ (Su dritta incrociando “Per un Punto..”)
– Per un Punto…, 7a (Zigo zaga verso sinistra seguendo la logica delle prese)
– Se ti Perdi tuo Danno, 7b
– I Amici di Otzi, 7c (Sosta in comune con “Solo per un Vecchio”)
– Solo per un Vecchio, 7b
– Non val Saper, 6b (storico riscaldo)
– Fine di un Giorno Perfetto, 7c+
– Pinocchio Finocchio, 7c (evidente fessurone)
– Geppetto Interdetto, 7a/+ (Parte con “Pinocchio” poi destra)
– Bananacoccobaobab, 7c/+ (Sosta in comune con “Geppetto”)
– Maturanda, 7b
– Rasta e Nuvole, 6b+ (parte con “Maturanda” poi dritta)

SETTORE STRAPIOMBI
– Jungle Boogie, 7a+
– Ratatullie, 6b+
– Sunshine, 8b/c? NL
– Galactica, 8a/+
– Hai Voluto la Bici…, 7c+/8a
– Part Man Part Monkey, 7c
– Vaginone, 7c
– Bigbamboo, 7a
– Heart of Stone, 7c/8a? NL
– Pain & Gain, 7c/8a? NL

Avvicinamento/esposizione:
Da Verona; Arrivati a passo Fittanze scendere verso l’abitato di Sega di Ala e oltrepassarlo, segue una “”Chican” su ponte piccolo con capitello, poi altri 3/4 tornantini fino a un parcheggio sulla destra. Seguire la strada forestale, al bivio prendere l’evidente sentiero sulla destra fino alla parete “Settore Strapiombi”, 10min.
Dalla val d’Adige; Raggiungere passo Fittanze da Ala, il parcheggio sarà sulla sinistra.
La falesia è esposta a Nord/Ovest a 1100mt e il sole arriva nel tardo pomeriggio verso le 15/16, dunque ottima per l’estate.

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Punti d’appoggio:
http://www.albergomontilessini.com/
http://campeggioalfaggio.it/

Buone tacche,

Andreino.

Pilastro “Andrea Zambaldi”

Chissà perche è ancora la selvaggia val d’Ambiez ad attirare la mia attenzione?!?
Semplicemente perché è un posto spettacolare, unico e fuori dal mondo…

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Alla base di questo pilastro si resta pietrificati, lo sguardo vaga verso l’alto e non si vede l’ora di partire a scalare.
Una salita impegnativa dal punto di vista sia psicologico che nel saper posizionare bene i friend, spit solo alle soste e difficoltà fino al 7a, ti fanno guadagnare la cima con grande soddisfazione.
Insomma 11 tiri spettacolari, ognuno con il suo perché, regaleranno ai ripetitori una gran giornata in parete.
Un’avventura che mi ha dato tanto, soprattutto dal punto di vista di crescita personale ed emozioniale dove ho raggiunto veramente una dimensione parallela in piena simbiosi con quello che può trasmettere la Montagna… e dove vogliamo ricordare il Zamba.

1.Tracciato
Un grande grazie al mitico Gian che ancora una volta si è dimostrato un grande socio, con il quale condividere questa salita è stato veramente unico.
Grazie anche al Duzz per avermi aiutato a portare su le statiche e risalire i primi 4 tiri aperti nel 2014, a Ulrich per avermi accompagnato nella RP, al Giorgio del servizio jeep (tel. 333.3198204) sempre disponibile e amichevole e ad Anna e Matteo del rifugio Cacciatore.

Adesso il prossimo passo sarà quello di tornare su verso settembre per concludere il super progetto che è nato con Pietro Bagnara, cioè rappresentare tutte queste emozioni in un bel video.

Dunque, nell’attesa, pubblico la relazione cosicchè in 2 mesi la via possa essere ripetuta e giudicata.

2.Relazione

Ps: ho lasciato in parete delle statiche che serviranno per le riprese, dunque per le calate “consiglio” di passare le corde nel moschettone a ghiera della statica e non nell’anello di calata perchè altrimenti vengono pizzicate (tra ghiera ed anello) e faticano a scorrere…constatato!😉

Avvicinamento:
Raggiunto il rifugio Cacciatore salire fino alla Malga Prato di sopra e poi prendere il sentiero 251 che porta fino ai risalti rocciosi del Ghez (val di Dalun). Qui risalire questa piccola valle e tenere la sinistra (ghiaione) verso il pilastro “Andrea Zambaldi” che è ben evidente e situato in fronte al Ghez (1 ora).

 

Buone tacche,

Andrein.

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e OpenCircle.

Verdon Dreaming

Uno spettacolo chiamato “Verdon”

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Sono ormai dieci anni che scalo e dieci anni che sento parlare di questo Verdon, della sua roccia fantastica, della sua spittatura “allegra e didattica” (che approvo in pieno), del vuoto che regala e dell’ambiente unico che è questo canyon…dieci anni che guardo foto, video e relazioni varie da ogni tipo di guida e sito internet…dieci anni che sogno di andare a scalare su quel calcare che sembra un’acquerello.

 

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Un sogno appunto, un sogno che sono riuscito a realizzare grazie al grande Sergio Coltri (e socia Giuly) che ci hanno invitato a seguirli nella loro vacanza verticale e alla mia Lisa che mi ha dato carta bianca.

Arruolato il grande Tommy (Tommaso Marchesini) e riempito il furgone di viveri, birre, vino (de Ivo) e corde, si parte per questa avventura. Quasi 600km di strada separano Verona dal Verdon, e in queste 7 ore il pensiero principale era “chissa com’è sto verdon, ma sarà così duro come lo descrivono?!?”.

Ebbene si; quando ci si affaccia al belvedere della “route des cretes” si rimane senza fiato, si rimane stregati dalla maestà e imponenza di questo posto favoloso, le mani sudano e la voglia di scalare va alle stelle…pronti via!!!

 

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Carichi come molle, e comunque belli in forma dalla stagione invernale appena trascorsa, decidiamo di partire subito col botto:

Giorno 1:

“Fenrir” (7c+, 1978) + “L’Ange en Decomposition” (7a, 1982).

Il primo tiro di “Fenrir” (7a+ spettacolare) ci da il benvenuto in Verdon, a tal punto che in sosta abbiamo pensato di cambiare subito programma e seguire il Sergio su “Barbapoupon” che corre pochi metri a destra.

“Ma no dai, sarà gradato stretto per fare i fighi vero Tommy?”

Bam… il secondo tiro (il chiave di 7c+) è una legna astronautica, un labirinto di reglette, buchi e piccole prese…tengo duro un pò e poi con un paio di azzerate passo il chiave e tremolante raggiungo la sosta.

“Oh Tommy, mi sa che abbiamo preso sotto gamba il discorso qua….!!!”

Beh insomma, i tiri che seguono saranno un susseguirsi di terrore e lanci miracolosi per raggiungere il prima possibile la cima.

Usciamo come se avessimo fatto una via da 700mt in Dolomiti e ci guardiamo sconvolti e titubanti.

Dopo poco sbuca il Sergio che con un sorrisino in viso ci dice: “Benvenuti in Verdon ragazzi”.

 

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Tommy su L1 di “Fenrir”

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Seregio su L1 di “Barbapoupon”

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L2 di “Fenrir” (in resting)

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Tommy su “L’Ange en Decomposition”


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Tommy in sosta

 

Giorno 2:

“Survellier et Punir” (7a+, 1981).

Qui le cose iniziano a filare per il verso giusto, la testa inizia a funzionare, i vari tremolii piano piano se ne vanno e i run-out non si fanno quasi più temere.

Quattro tiri spettacolari su roccia mega, peccato il terzo tiro un pelo unto…

 

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Tommy su L1


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Le mega gocce di L1

 

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Il ginepro su L2

 

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L’ultimo super tiro su roccia spaziale

 

Giorno 3:

Phoebus” (7a, 1985).

Capolavoro indiscusso dei fratelli Rémy, questa via sarà il nostro regalo di compleanno per il Sergio.

Consigliataci da nostro mentore Verdoniano (Sérgio Le Còltrì), “Phoebus” ha una linea strepitosa, è perfetta…è strano da descrivere, ma a mio avviso è impeccabile, sembra disegnata. E qui la testa ha iniziato a ingranare le marce giuste…😉

 

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Su L2 un pelo di traverso

 

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Partenza su L3 con mega gocce

 

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El trio “Pel d’Oca”

 

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Chiodo dei mitici fratelli Remy

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Sergio sull’ultimo tiro

 

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All’uscita da una via capolavoro “Phoebus”

 

Giorno 4:

“Les Braves Gens ne Courent pas les Rues” (8b, 1986) e “Tout ca pour une Médaille” (7b+, 1990).

Questa giornata abbiamo deciso di dedicarla alla difficoltà su due vie stratosferiche.

Piccolo accorgimento: bisogna calarsi in una nicchia appesa nel vuoto più totale con sotto 300mt di aria, da qui partono le due vie.

Ci caliamo con una statica, attrezziamo le soste e le colleghiamo sempre con la statica per fare così una “linea vita” che ci servirà per andare avanti e indietro in sicurezza…pari e dispari e tocca al tommi a partire.

 

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Il progetto del Tommy “Tout ca pour…”  è l’ultimo tiro di una via su roccia da sogno, partenza fisica, poi delicata e (classico) bombè finale da leggere bene con due bei run-out da kilo ti fanno guadagnare la cima con grande soddisfazione.

 

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Tommy in azione

“Le Braves Gens…” invece è un capolavoro di Tribout datato ’86 ed è una legna galattica.

Decido di provarlo da due (e perfortuna). Sui primi 4 spit c’è il chiave su rigole verticali appena accennate dove riesci a lavorare bene con le mani ma i piedi sono veramente strani e da intuire. Ci faccio cmq tre giri e, a parte i primi 4 spit che non riesco e concatenare,  il resto non presenta grossi problemi…pecà non tegnerse!!!

 

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Giorno 5:

“La Saga du Verdon” (7b+, 1991)

Questa via racchiude cinque tiri tutti diversi tra loro e tutti veramente incredibili.

Parte su canne strapiombanti, poi placca infida, segue una fessura strapiombante con bombè di difficile lettura, poi una fessura yosemitica spaziale per finire con un tiro zeppo di svasi che piano a piano ti cucinano per bene i braccini.

Che dire, veramente bella e varia.

 

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Tommy su L1

 

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Le gocce spaziali di L2

 

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Il tommy in arrivo in sosta su L3

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Il diedro/fessura Yosemitico di L4

 

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Il Tommy sull’ultimo tiro di “La Saga du Verdon”

 

Giorno 6:

“Mathis” (7a+, 2008) + “La Féte des Nerfs” (7a+, 1984)

L’ultimo giorno abbiamo reclutato il grande Luchino (amico e Padovano DOC), cosi siamo riusciti a fare due cordate su due vie che corrono parallele a pochi metri l’una dall’altra, io e Tommy e il Sergio e Luchino.

Due vie che vanno dritte come un fuso, altri due capolavori che ti sparano in una verticalità incredibile con la penultima sosta su ginepro gigante.

 

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Luchino su L2 di “Le Féte de Nerfs”

 

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Soste incredibili su ginepri giganti

 

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Tommy appeso in stile “mudande”

 

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Il grande Sergio in azione

 

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Sugli ultimi tiri (foto Giuly)

 

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L’ultimo tiro

 

Conclusioni:

Ci sono voluti un paio di giorni per entrare in simbiosi con questo posto, per far passare il tremolio alle gambe, per cercare di essere un tutt’uno con la roccia estraniandosi dalle “flippe” degli spit lontani ed entrare in una dimensione parallela e romantica dove i pensieri volano via e l’aria tra i capelli è l’unica vera benzina.

Un posto incantevole dove le vie sono perfette con una logica impeccabile, sembrano disegnate, ogni cosa è al suo posto in pieno equilibrio con l’ambiente che circonda questo canyon…il fiume, gli avvoltoi, la roccia spaziale e un vuoto incredibile ti regalano emozioni indimenticabili.

 

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Come prima volta in Verdon sono soddisfatto del nostro “diario di viaggio”, 6 giorni pieni di arrampicata con un meteo perfetto ci hanno regalato una gran “prima volta”, dove abbiamo cercanto di portare via più metri possibile a questo spettacolo della natura e vedendo sicuramente dei gran belli progetti per il futuro!!!

Grazie al Tommy per la super cordata che si è creata in questo ultimo anno, al Sergio Coltri per averci trasmesso tanto dal “suo” Verdon, alla Giuly sempre in pista come una macchina, Luchino e socio per la super compagnia… e alla mia Lisi che mi ha lasciato realizzare un sogno, “non preoccuparti che la prossima volta andiamo via con tutta la squadra al completo!”.

E grazie anche a Ivo della Cantina Bonazzi, per l’ottimo vino che ci ha dato per rallegrare le serate.

 

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Giuly e Sergio

 

 

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Tommy e Io

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction, Birra Sleale e Cantina Bonazzi😉.

 

Buone tacche,

Andrein

Finalmente una classica!!!

“Le Petit Homme et la Grande Femme”

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Ispirato dai giochi di parole delle vie in Verdon “Le Petit Homme et la Grande Femme” è l’ultima linea che ho chiodato a Eldorado alla chiusa di Ceraino (sx idrografica).

Questa volta però ho deciso di cambiare le regole del gioco e mettermi alla prova in una nuova maniera: da solo, dal basso e in autosicura.

Devo dire che le prime uscite sono state a dir poco elettrizzanti: da solo, appeso come un salame per ore, nessun incoraggiamento o conforto da alcun compagno, voli su voli e buffe chiacchierate con lo zaino in sosta stile “cast away”.

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Ma la voglia di fare un bel lavoro e di andarcene fuori con le mie forze erano tante e, dopo due dritte dal Coltri e una telefonata al Rolly (Rolando Larcher), artisti dell’autosicura, sono riuscito ad entrare a pieno regime in questa stramba dimensione.

Un viaggio interiore ricco di emozioni forti e allo stesso tempo bellissime che mi hanno accompagnato per le cinque giornate dedicate all’apertura della via.

I pensieri volano via, si stacca le spina e si pensa solo ad arrampicare, la concentrazione è al massimo e l’adrenalina va a mille, ogni passaggio ti regala qualcosa di importante, qualcosa di indimenticabile, qualcosa che piano piano ti accompagna fino alla cima…e dietro di te intanto ha preso vita una nuova linea!!!

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La via più facile di Eldorado è ora pronta, le sue difficoltà contenute e la spittatura onesta hanno tutte le carte in regola per diventare una classica della Chiusa e regalare grandi emozioni ai ripetitori.

Buone tacche, Andrein.

“Le Petit Homme et la Grande Femme”

120mt, 6c+ max, 6b obl

12 rinvii, S2

Prima ripetizione, 2/6/15, Simonini-Duzzi

L1:  6b+,  35m, 12sp. Diedro facile poi continuità su tacche e buchi

L2:  5c,     15m, 4sp.  Rampetta

L3:  6c+,   25m, 8sp.  Diedro continuo poi tettino

L4:  6c,     25m, 6sp.  Fessura d’incastro, facile poi bombè con fessure

L5:  6c,     20m, 5sp.  Passo boulder in diedro poi facile

Le Petit Homme et le Grand Femme

Tracciato

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Relazione

Parte una ventina di metri a sinistra di “Non è un Paese per Fichi”, esposizione ovest (ombra fino alle 12/13).

Discesa: in doppia dalla via.

Chiodata nel 2015 in autosicura dal basso tranne l’ultimo tiro.

NB: Questa mia via è dedicata a chi arriverà (a breve) e alla mia grande Lisa.

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Team LAAC (Laac Caprino).

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra Sleale.

“Eldorado” alla Chiusa di Ceraino

C’è un luogo nel Veronese dove il passato e il futuro si fronteggiano in silenzio: è la Chiusa di Ceraino, la grande gola che l’Adige percorre prima di lasciare definitivamente dietro di se le montagne e gettarsi nella pianura.

Sulla destra idrografica del fiume troviamo la storica falesia di Ceraino, famosa per le sue placche e per la qualità del calcare, mentre la sinistra idrografica (sponda orientale) vaga in un’atmosfera di mistero, quasi non ci fosse.

Al primo approccio si presenta decisamente incombente, la sua roccia sfuma da gialla a marrone fino a raggiungere il grigio sulle fasce finali. L’occhio si perde a seguire fessure, diedri, placche e canne bellissime per tutti i suoi 100mt di altezza.

Si sta parlando di un posto spettacolare: “Eldorado” alla Chiusa di Ceraino.

1.ELDORADO, no gradi

Sempre accompagnato da grandi amici, qui ho perfezionato la mia tecnica, nonchè etica, di aprire vie dal basso con cliff e trapano…apparte “L’avevo vista prima io” dove il trapano è stato usato solo alle soste.

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In apertura su “L’avevo vista prima io”

 

Questo posto è un qualcosa di magico per me, è la mia “tela” dove ho piena libertà di dipingere capolavori indelebili nel tempo, regalando ai ripetitori le stesse emozioni che ho provato io in apertura…e altri 2/3 progetti attendono solo il loro momento.

Capolavori appunto, da “Non è un Paese per Fichi” (2011, 7b max), alla superba “Muchas Gracias” (2013, 8a max), poi la super linea di “Sahara” (2012, 7a+/b max) e “Hotel Guantanamo” (2013, 7b max), fino a “Fuori come Merli” (2015, 7c max).

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In aperura sul capolavoro “Muchas Gracias”

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Sull’ultimo tiro di “Sahara”

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Sul secondo tiro di “Muchas Gracias”

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Sul secondo tiro di “Non è un paese per Fichi”

1.Fuori come Merli-tracciato

L’ultima nata “Fuori come Merli”

Tutte le vie sono bellissime e ottimamente chiodate, qualche run-out qua e la richiedono un po di convinzione, ma una volta raggiunto il prato sommitale di sicuro si sarà soddisfatti e ripagati delle fatiche.

Qui sotto il link di Planet Mountain con il racconto dell’ultima nata “Fuori come Merli”:
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=42731

L’esposizione Ovest (ombra fino le 11/12) è un buon pretesto per arrampicare la mattina quando al sole non si riesce più a stare, oppure i primi tiri possono essere tranquillamente usati come falesia.

 

24.Il giorno della RP

Alla base della parete di “Eldorado” con Tommaso Marchesini

 

Trovate tutte le info e gradi delle vie sulla guida “Mpnte Baldo Rock”, ed. Versante Sud.

Sponsored by Laac.

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e Birra Sleale.

Buone tacche,
Andrein.

Lo Specchio

LO SPECCHIO

“Un diamante incastonato nelle pareti della val d’Adige.”

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Quando giri l’angolo e ti becchi davanti questo muro da 50 metri puoi solo che rimanere a bocca aperta e non vedi l’ora di imbragarti e iniziare a scalare.

I primi lavori di chiodatura e mestieri vari li ho iniziati nell’inverno del 2013, dove sono nate le prime quattro/cinque vie, poi abbandonato per altri mille progetti.

Dopo due anni, torno allo “Specchio” per dare un’occhiata e continuare con la chiodatura; haimè la scintilla è ora partita, e diamo il via alle danze!

Finisco un paio di progetti, arruolo i grandi e inaresstabili Duzz e Tommy che mettono la loro firma con due iper-tiri, diamo una sistemata al sentiero e a quattro piante ed in un paio di mesi il gioco e fatto.

A queste giornate di “lavoro” seguono giornate intense per provare e liberare i tiri, la roccia megagalattica è una droga qui, e non vorresti più staccarle le mani di dosso… anche dopo bastonate, giornate storte e decine di voli per capire un passaggio la voglia di tornare vince sempre sul desistere.

Il risultato è un’insieme di tiri veramente spettacolari sulla roccia migliore della val d’Adige, dei capolavori della natura dove l’acqua ha scalfito qua e la prese (talvolta piccole e schifose) solo per regalarci la gioia di scalare in un posto unico dietro casa.

 

Le vie:

  1. Impercettibili Sfumature, 7b+, 35mt, (ch. Duzz)
  2. Rain Man, 6b+, 40mt, (ch. Andrein)
  3. I Verdoniani, 7b, 42mt, (ch. Andrein)
  4. Perfect Love, 7a, 30mt, (ch. Andrein)
  5. Globetrotter, 7b+, 40mt, (ch. Andrein)
  6. La Solita Dozzina, 7c, 40mt, (ch. Andrein)
  7. Dita d’Acciaio, 8a, 30mt, (ch. Andrein)
  8. Vento del Nord, 8a, 40mt, (ch. Andrein)
  9. Mr. Hummer, 8a+, 40mt, (ch. Andrein)
  10. Rigolissie, 7a, 30mt, (ch. Tommy)

 

1.Rel

 

OBBLIGATORIA corda da 80mt e fare nodo a fine corda!!!

 

Avvicinamento:

Dal ristorante/bar “Il Platano” tenere per Gamberon, poi Lubiara e passare capitello rosso (sulla sx), poi svoltare a sx per loc. Castelletto. Dopo 1km parcheggiare su un curvone (con modo) circondati da uliveti, e in leggera salita dirigersi verso il piccolo abitato, lo si costeggia sulla dx dietro alle case fino a prendere un comodo sentiero che (sempre dritti e in leggera salita) conduce sulla spalla del monte Cordespino. Da qui si tiene la dx fino all’evidente “Placca del Talian”, seguire ometti in discesa. Raggiunta “il Talian”, si prosegue a sx in discesa (faccia a valle), su nuovo sentiero segnato con molti ometti e bolli rossi tenendo sempre leggermente la sx puntando allo spigolone, dietro c’è la falesia. (20/25 minuti)

La parete è esposta a est, dunque prende sole fino le 14 piu o meno, ed è possibile scalare tutto l’anno: alla mattina d’inverno e al pomeriggio quando inizia a scaldare.

 2. Avvicinamento

 

“Sponsored by LAAC”

Ecco un paio di foto dei tiri e della roccia:

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Andrein su “Mr. Hummer” 8a+

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Il Duzz su “Dita d’Acciaio” 8a

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Il Tommy su “I Verdoniani” 7b

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra SLEALE

Buone tacche,
Andrein.

Articolo sull’Arena, 07,03,15

Tachete!!!😉
Ed ecco che spunta l’articolo sull’Arena…figata.

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Grazie per l’intervista, e ancora un grazie di cuore ai miei Sponsor: Patagonia​, Wild Climb Shoes​, ProAction​, Birra Sleale​ e i grandi “Butei” pieni d’entusiasmo della Laac!

Portiamo avanti con onore quello che ci regala questo fantastico sport esplorando e condividendo la magia che è “Arrampicare”…delle volte è proprio magia!

Avanti tutta!

“Adesso però andemo a piantar spit!!!”

 

Andrein.