Pilastro “Andrea Zambaldi”

Chissà perche è ancora la selvaggia val d’Ambiez ad attirare la mia attenzione?!?
Semplicemente perché è un posto spettacolare, unico e fuori dal mondo…

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Alla base di questo pilastro si resta pietrificati, lo sguardo vaga verso l’alto e non si vede l’ora di partire a scalare.
Una salita impegnativa dal punto di vista sia psicologico che nel saper posizionare bene i friend, spit solo alle soste e difficoltà fino al 7a, ti fanno guadagnare la cima con grande soddisfazione.
Insomma 11 tiri spettacolari, ognuno con il suo perché, regaleranno ai ripetitori una gran giornata in parete.
Un’avventura che mi ha dato tanto, soprattutto dal punto di vista di crescita personale ed emozioniale dove ho raggiunto veramente una dimensione parallela in piena simbiosi con quello che può trasmettere la Montagna… e dove vogliamo ricordare il Zamba.

1.Tracciato
Un grande grazie al mitico Gian che ancora una volta si è dimostrato un grande socio, con il quale condividere questa salita è stato veramente unico.
Grazie anche al Duzz per avermi aiutato a portare su le statiche e risalire i primi 4 tiri aperti nel 2014, a Ulrich per avermi accompagnato nella RP, al Giorgio del servizio jeep (tel. 333.3198204) sempre disponibile e amichevole e ad Anna e Matteo del rifugio Cacciatore.

Adesso il prossimo passo sarà quello di tornare su verso settembre per concludere il super progetto che è nato con Pietro Bagnara, cioè rappresentare tutte queste emozioni in un bel video.

Dunque, nell’attesa, pubblico la relazione cosicchè in 2 mesi la via possa essere ripetuta e giudicata.

2.Relazione

Ps: ho lasciato in parete delle statiche che serviranno per le riprese, dunque per le calate “consiglio” di passare le corde nel moschettone a ghiera della statica e non nell’anello di calata perchè altrimenti vengono pizzicate (tra ghiera ed anello) e faticano a scorrere…constatato! ;-)

Avvicinamento:
Raggiunto il rifugio Cacciatore salire fino alla Malga Prato di sopra e poi prendere il sentiero 251 che porta fino ai risalti rocciosi del Ghez (val di Dalun). Qui risalire questa piccola valle e tenere la sinistra (ghiaione) verso il pilastro “Andrea Zambaldi” che è ben evidente e situato in fronte al Ghez (1 ora).

 

Buone tacche,

Andrein.

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e OpenCircle.

Verdon Dreaming

Uno spettacolo chiamato “Verdon”

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Sono ormai dieci anni che scalo e dieci anni che sento parlare di questo Verdon, della sua roccia fantastica, della sua spittatura “allegra e didattica” (che approvo in pieno), del vuoto che regala e dell’ambiente unico che è questo canyon…dieci anni che guardo foto, video e relazioni varie da ogni tipo di guida e sito internet…dieci anni che sogno di andare a scalare su quel calcare che sembra un’acquerello.

 

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Un sogno appunto, un sogno che sono riuscito a realizzare grazie al grande Sergio Coltri (e socia Giuly) che ci hanno invitato a seguirli nella loro vacanza verticale e alla mia Lisa che mi ha dato carta bianca.

Arruolato il grande Tommy (Tommaso Marchesini) e riempito il furgone di viveri, birre, vino (de Ivo) e corde, si parte per questa avventura. Quasi 600km di strada separano Verona dal Verdon, e in queste 7 ore il pensiero principale era “chissa com’è sto verdon, ma sarà così duro come lo descrivono?!?”.

Ebbene si; quando ci si affaccia al belvedere della “route des cretes” si rimane senza fiato, si rimane stregati dalla maestà e imponenza di questo posto favoloso, le mani sudano e la voglia di scalare va alle stelle…pronti via!!!

 

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Carichi come molle, e comunque belli in forma dalla stagione invernale appena trascorsa, decidiamo di partire subito col botto:

Giorno 1:

“Fenrir” (7c+, 1978) + “L’Ange en Decomposition” (7a, 1982).

Il primo tiro di “Fenrir” (7a+ spettacolare) ci da il benvenuto in Verdon, a tal punto che in sosta abbiamo pensato di cambiare subito programma e seguire il Sergio su “Barbapoupon” che corre pochi metri a destra.

“Ma no dai, sarà gradato stretto per fare i fighi vero Tommy?”

Bam… il secondo tiro (il chiave di 7c+) è una legna astronautica, un labirinto di reglette, buchi e piccole prese…tengo duro un pò e poi con un paio di azzerate passo il chiave e tremolante raggiungo la sosta.

“Oh Tommy, mi sa che abbiamo preso sotto gamba il discorso qua….!!!”

Beh insomma, i tiri che seguono saranno un susseguirsi di terrore e lanci miracolosi per raggiungere il prima possibile la cima.

Usciamo come se avessimo fatto una via da 700mt in Dolomiti e ci guardiamo sconvolti e titubanti.

Dopo poco sbuca il Sergio che con un sorrisino in viso ci dice: “Benvenuti in Verdon ragazzi”.

 

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Tommy su L1 di “Fenrir”

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Seregio su L1 di “Barbapoupon”

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L2 di “Fenrir” (in resting)

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Tommy su “L’Ange en Decomposition”


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Tommy in sosta

 

Giorno 2:

“Survellier et Punir” (7a+, 1981).

Qui le cose iniziano a filare per il verso giusto, la testa inizia a funzionare, i vari tremolii piano piano se ne vanno e i run-out non si fanno quasi più temere.

Quattro tiri spettacolari su roccia mega, peccato il terzo tiro un pelo unto…

 

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Tommy su L1


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Le mega gocce di L1

 

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Il ginepro su L2

 

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L’ultimo super tiro su roccia spaziale

 

Giorno 3:

Phoebus” (7a, 1985).

Capolavoro indiscusso dei fratelli Rémy, questa via sarà il nostro regalo di compleanno per il Sergio.

Consigliataci da nostro mentore Verdoniano (Sérgio Le Còltrì), “Phoebus” ha una linea strepitosa, è perfetta…è strano da descrivere, ma a mio avviso è impeccabile, sembra disegnata. E qui la testa ha iniziato a ingranare le marce giuste… ;-)

 

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Su L2 un pelo di traverso

 

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Partenza su L3 con mega gocce

 

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El trio “Pel d’Oca”

 

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Chiodo dei mitici fratelli Remy

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Sergio sull’ultimo tiro

 

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All’uscita da una via capolavoro “Phoebus”

 

Giorno 4:

“Les Braves Gens ne Courent pas les Rues” (8b, 1986) e “Tout ca pour une Médaille” (7b+, 1990).

Questa giornata abbiamo deciso di dedicarla alla difficoltà su due vie stratosferiche.

Piccolo accorgimento: bisogna calarsi in una nicchia appesa nel vuoto più totale con sotto 300mt di aria, da qui partono le due vie.

Ci caliamo con una statica, attrezziamo le soste e le colleghiamo sempre con la statica per fare così una “linea vita” che ci servirà per andare avanti e indietro in sicurezza…pari e dispari e tocca al tommi a partire.

 

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Il progetto del Tommy “Tout ca pour…”  è l’ultimo tiro di una via su roccia da sogno, partenza fisica, poi delicata e (classico) bombè finale da leggere bene con due bei run-out da kilo ti fanno guadagnare la cima con grande soddisfazione.

 

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Tommy in azione

“Le Braves Gens…” invece è un capolavoro di Tribout datato ’86 ed è una legna galattica.

Decido di provarlo da due (e perfortuna). Sui primi 4 spit c’è il chiave su rigole verticali appena accennate dove riesci a lavorare bene con le mani ma i piedi sono veramente strani e da intuire. Ci faccio cmq tre giri e, a parte i primi 4 spit che non riesco e concatenare,  il resto non presenta grossi problemi…pecà non tegnerse!!!

 

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Giorno 5:

“La Saga du Verdon” (7b+, 1991)

Questa via racchiude cinque tiri tutti diversi tra loro e tutti veramente incredibili.

Parte su canne strapiombanti, poi placca infida, segue una fessura strapiombante con bombè di difficile lettura, poi una fessura yosemitica spaziale per finire con un tiro zeppo di svasi che piano a piano ti cucinano per bene i braccini.

Che dire, veramente bella e varia.

 

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Tommy su L1

 

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Le gocce spaziali di L2

 

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Il tommy in arrivo in sosta su L3

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Il diedro/fessura Yosemitico di L4

 

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Il Tommy sull’ultimo tiro di “La Saga du Verdon”

 

Giorno 6:

“Mathis” (7a+, 2008) + “La Féte des Nerfs” (7a+, 1984)

L’ultimo giorno abbiamo reclutato il grande Luchino (amico e Padovano DOC), cosi siamo riusciti a fare due cordate su due vie che corrono parallele a pochi metri l’una dall’altra, io e Tommy e il Sergio e Luchino.

Due vie che vanno dritte come un fuso, altri due capolavori che ti sparano in una verticalità incredibile con la penultima sosta su ginepro gigante.

 

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Luchino su L2 di “Le Féte de Nerfs”

 

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Soste incredibili su ginepri giganti

 

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Tommy appeso in stile “mudande”

 

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Il grande Sergio in azione

 

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Sugli ultimi tiri (foto Giuly)

 

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L’ultimo tiro

 

Conclusioni:

Ci sono voluti un paio di giorni per entrare in simbiosi con questo posto, per far passare il tremolio alle gambe, per cercare di essere un tutt’uno con la roccia estraniandosi dalle “flippe” degli spit lontani ed entrare in una dimensione parallela e romantica dove i pensieri volano via e l’aria tra i capelli è l’unica vera benzina.

Un posto incantevole dove le vie sono perfette con una logica impeccabile, sembrano disegnate, ogni cosa è al suo posto in pieno equilibrio con l’ambiente che circonda questo canyon…il fiume, gli avvoltoi, la roccia spaziale e un vuoto incredibile ti regalano emozioni indimenticabili.

 

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Come prima volta in Verdon sono soddisfatto del nostro “diario di viaggio”, 6 giorni pieni di arrampicata con un meteo perfetto ci hanno regalato una gran “prima volta”, dove abbiamo cercanto di portare via più metri possibile a questo spettacolo della natura e vedendo sicuramente dei gran belli progetti per il futuro!!!

Grazie al Tommy per la super cordata che si è creata in questo ultimo anno, al Sergio Coltri per averci trasmesso tanto dal “suo” Verdon, alla Giuly sempre in pista come una macchina, Luchino e socio per la super compagnia… e alla mia Lisi che mi ha lasciato realizzare un sogno, “non preoccuparti che la prossima volta andiamo via con tutta la squadra al completo!”.

E grazie anche a Ivo della Cantina Bonazzi, per l’ottimo vino che ci ha dato per rallegrare le serate.

 

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Giuly e Sergio

 

 

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Tommy e Io

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction, Birra Sleale e Cantina Bonazzi ;-).

 

Buone tacche,

Andrein

Finalmente una classica!!!

“Le Petit Homme et la Grande Femme”

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Ispirato dai giochi di parole delle vie in Verdon “Le Petit Homme et la Grande Femme” è l’ultima linea che ho chiodato a Eldorado alla chiusa di Ceraino (sx idrografica).

Questa volta però ho deciso di cambiare le regole del gioco e mettermi alla prova in una nuova maniera: da solo, dal basso e in autosicura.

Devo dire che le prime uscite sono state a dir poco elettrizzanti: da solo, appeso come un salame per ore, nessun incoraggiamento o conforto da alcun compagno, voli su voli e buffe chiacchierate con lo zaino in sosta stile “cast away”.

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Ma la voglia di fare un bel lavoro e di andarcene fuori con le mie forze erano tante e, dopo due dritte dal Coltri e una telefonata al Rolly (Rolando Larcher), artisti dell’autosicura, sono riuscito ad entrare a pieno regime in questa stramba dimensione.

Un viaggio interiore ricco di emozioni forti e allo stesso tempo bellissime che mi hanno accompagnato per le cinque giornate dedicate all’apertura della via.

I pensieri volano via, si stacca le spina e si pensa solo ad arrampicare, la concentrazione è al massimo e l’adrenalina va a mille, ogni passaggio ti regala qualcosa di importante, qualcosa di indimenticabile, qualcosa che piano piano ti accompagna fino alla cima…e dietro di te intanto ha preso vita una nuova linea!!!

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La via più facile di Eldorado è ora pronta, le sue difficoltà contenute e la spittatura onesta hanno tutte le carte in regola per diventare una classica della Chiusa e regalare grandi emozioni ai ripetitori.

Buone tacche, Andrein.

“Le Petit Homme et la Grande Femme”

120mt, 6c+ max, 6b obl

12 rinvii, S2

Prima ripetizione, 2/6/15, Simonini-Duzzi

L1:  6b+,  35m, 12sp. Diedro facile poi continuità su tacche e buchi

L2:  5c,     15m, 4sp.  Rampetta

L3:  6c+,   25m, 8sp.  Diedro continuo poi tettino

L4:  6c,     25m, 6sp.  Fessura d’incastro, facile poi bombè con fessure

L5:  6c,     20m, 5sp.  Passo boulder in diedro poi facile

Le Petit Homme et le Grand Femme

Tracciato

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Relazione

Parte una ventina di metri a sinistra di “Non è un Paese per Fichi”, esposizione ovest (ombra fino alle 12/13).

Discesa: in doppia dalla via.

Chiodata nel 2015 in autosicura dal basso tranne l’ultimo tiro.

NB: Questa mia via è dedicata a chi arriverà (a breve) e alla mia grande Lisa.

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Team LAAC (Laac Caprino).

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra Sleale.

“Eldorado” alla Chiusa di Ceraino

C’è un luogo nel Veronese dove il passato e il futuro si fronteggiano in silenzio: è la Chiusa di Ceraino, la grande gola che l’Adige percorre prima di lasciare definitivamente dietro di se le montagne e gettarsi nella pianura.

Sulla destra idrografica del fiume troviamo la storica falesia di Ceraino, famosa per le sue placche e per la qualità del calcare, mentre la sinistra idrografica (sponda orientale) vaga in un’atmosfera di mistero, quasi non ci fosse.

Al primo approccio si presenta decisamente incombente, la sua roccia sfuma da gialla a marrone fino a raggiungere il grigio sulle fasce finali. L’occhio si perde a seguire fessure, diedri, placche e canne bellissime per tutti i suoi 100mt di altezza.

Si sta parlando di un posto spettacolare: “Eldorado” alla Chiusa di Ceraino.

1.ELDORADO, no gradi

Sempre accompagnato da grandi amici, qui ho perfezionato la mia tecnica, nonchè etica, di aprire vie dal basso con cliff e trapano…apparte “L’avevo vista prima io” dove il trapano è stato usato solo alle soste.

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In apertura su “L’avevo vista prima io”

 

Questo posto è un qualcosa di magico per me, è la mia “tela” dove ho piena libertà di dipingere capolavori indelebili nel tempo, regalando ai ripetitori le stesse emozioni che ho provato io in apertura…e altri 2/3 progetti attendono solo il loro momento.

Capolavori appunto, da “Non è un Paese per Fichi” (2011, 7b max), alla superba “Muchas Gracias” (2013, 8a max), poi la super linea di “Sahara” (2012, 7a+/b max) e “Hotel Guantanamo” (2013, 7b max), fino a “Fuori come Merli” (2015, 7c max).

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In aperura sul capolavoro “Muchas Gracias”

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Sull’ultimo tiro di “Sahara”

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Sul secondo tiro di “Muchas Gracias”

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Sul secondo tiro di “Non è un paese per Fichi”

1.Fuori come Merli-tracciato

L’ultima nata “Fuori come Merli”

Tutte le vie sono bellissime e ottimamente chiodate, qualche run-out qua e la richiedono un po di convinzione, ma una volta raggiunto il prato sommitale di sicuro si sarà soddisfatti e ripagati delle fatiche.

Qui sotto il link di Planet Mountain con il racconto dell’ultima nata “Fuori come Merli”:
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=42731

L’esposizione Ovest (ombra fino le 11/12) è un buon pretesto per arrampicare la mattina quando al sole non si riesce più a stare, oppure i primi tiri possono essere tranquillamente usati come falesia.

 

24.Il giorno della RP

Alla base della parete di “Eldorado” con Tommaso Marchesini

 

Trovate tutte le info e gradi delle vie sulla guida “Mpnte Baldo Rock”, ed. Versante Sud.

Sponsored by Laac.

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e Birra Sleale.

Buone tacche,
Andrein.

Lo Specchio

LO SPECCHIO

“Un diamante incastonato nelle pareti della val d’Adige.”

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Quando giri l’angolo e ti becchi davanti questo muro da 50 metri puoi solo che rimanere a bocca aperta e non vedi l’ora di imbragarti e iniziare a scalare.

I primi lavori di chiodatura e mestieri vari li ho iniziati nell’inverno del 2013, dove sono nate le prime quattro/cinque vie, poi abbandonato per altri mille progetti.

Dopo due anni, torno allo “Specchio” per dare un’occhiata e continuare con la chiodatura; haimè la scintilla è ora partita, e diamo il via alle danze!

Finisco un paio di progetti, arruolo i grandi e inaresstabili Duzz e Tommy che mettono la loro firma con due iper-tiri, diamo una sistemata al sentiero e a quattro piante ed in un paio di mesi il gioco e fatto.

A queste giornate di “lavoro” seguono giornate intense per provare e liberare i tiri, la roccia megagalattica è una droga qui, e non vorresti più staccarle le mani di dosso… anche dopo bastonate, giornate storte e decine di voli per capire un passaggio la voglia di tornare vince sempre sul desistere.

Il risultato è un’insieme di tiri veramente spettacolari sulla roccia migliore della val d’Adige, dei capolavori della natura dove l’acqua ha scalfito qua e la prese (talvolta piccole e schifose) solo per regalarci la gioia di scalare in un posto unico dietro casa.

 

Le vie:

  1. Impercettibili Sfumature, 7b+, 35mt, (ch. Duzz)
  2. Rain Man, 6b+, 40mt, (ch. Andrein)
  3. I Verdoniani, 7b, 42mt, (ch. Andrein)
  4. Perfect Love, 7a, 30mt, (ch. Andrein)
  5. Globetrotter, 7b+, 40mt, (ch. Andrein)
  6. La Solita Dozzina, 7c, 40mt, (ch. Andrein)
  7. Dita d’Acciaio, 8a, 30mt, (ch. Andrein)
  8. Vento del Nord, 8a, 40mt, (ch. Andrein)
  9. Mr. Hummer, 8a+, 40mt, (ch. Andrein)
  10. Rigolissie, 7b?!, 30mt, (ch. Tommy)

 

1.Rel

 

OBBLIGATORIA corda da 80mt e fare nodo a fine corda!!!

 

Avvicinamento:

Dal ristorante/bar “Il Platano” tenere per Gamberon, poi Lubiara e passare capitello rosso (sulla sx), poi svoltare a sx per loc. Castelletto. Dopo 1km parcheggiare su un curvone (con modo) circondati da uliveti, e in leggera salita dirigersi verso il piccolo abitato, lo si costeggia sulla dx dietro alle case fino a prendere un comodo sentiero che (sempre dritti e in leggera salita) conduce sulla spalla del monte Cordespino. Da qui si tiene la dx fino all’evidente “Placca del Talian”, seguire ometti in discesa. Raggiunta “il Talian”, si prosegue a sx in discesa (faccia a valle), su nuovo sentiero segnato con molti ometti e bolli rossi tenendo sempre leggermente la sx puntando allo spigolone, dietro c’è la falesia. (20/25 minuti)

La parete è esposta a est, dunque prende sole fino le 14 piu o meno, ed è possibile scalare tutto l’anno: alla mattina d’inverno e al pomeriggio quando inizia a scaldare.

 2. Avvicinamento

 

“Sponsored by LAAC”

Ecco un paio di foto dei tiri e della roccia:

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Andrein su “Mr. Hummer” 8a+

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Il Duzz su “Dita d’Acciaio” 8a

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Il Tommy su “I Verdoniani” 7b

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra SLEALE

Buone tacche,
Andrein.

Articolo sull’Arena, 07,03,15

Tachete!!! ;-)
Ed ecco che spunta l’articolo sull’Arena…figata.

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Grazie per l’intervista, e ancora un grazie di cuore ai miei Sponsor: Patagonia​, Wild Climb Shoes​, ProAction​, Birra Sleale​ e i grandi “Butei” pieni d’entusiasmo della Laac!

Portiamo avanti con onore quello che ci regala questo fantastico sport esplorando e condividendo la magia che è “Arrampicare”…delle volte è proprio magia!

Avanti tutta!

“Adesso però andemo a piantar spit!!!”

 

Andrein.

Video “Sguardo al Passato”

Eccoci qua, dopo 5 mesi, sono riuscito a fare il video della nostra splendida avventura sulle Dolomiti di Brenta, più precisamente sulla cima Bassa d’Ambiez.
“Sguardo al Passato” è, a mio avviso, un capolavoro di gran logica che con l’inarrestabile Gianluca Bellamoli siamo riusciti a realizzare nell’estate 2014.
Una linea splendida che in apertura ci ha regalato emozioni bellissime, avere la parete completamente a nostra disposizione (c’è solo una Hasse una cinquantina di metri a sinistra)ci ha permesso di muoverci in piena libertà creando un tracciato logico e spettacolare. Ci siamo sentiti teletrasportati negli anni d’oro dell’alpinismo dove le pareti erano vergini e non piene di vie, da qui il nome “Sguardo al Passato”, ma in un alpinismo moderno, un po’ retrò-romantico, legato alla ricerca, rispetto, avventura e fatica di apertura di nuove vie in questa splendida valle che è la val d’Ambièz.

Vi lascio al video, dura 8 minuti circa…dunque mettetevi seduti, tranquilli e magari con una birretta!!!
Buona visione!!!

 

 

Un grande ringraziamento al Giorgio del servizio taxi (tel. 3333198204), al Roberto e Ignazio del Rif. Agostini per i mille piaceri e alla Betti del Rif. Cacciatore per il classico “bicier da media” di Teroldego nel rientro.

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra Sleale.

E news in arrivo per il 2015!!!

Andrein.

La Ghigliottina

La Ghigliottina

Dopo quattro mesi di duro lavoro tra chiodare e liberare i tiri sono pronto a pubblicare quello che per me è la miglior falesia che abbia mai chiodato fino ad adesso…o forse no, mah?!? ;-)

“La Ghigliottina”, non c’è nome più appropriato per questo muro di roccia fotonica. Basta fare un tiro, o due, per capire subito il motivo del suo nome e accorgersi della bellezza delle sue lunghezze.

Ma facciamo un passo indietro nel tempo, attorno agli anni ‘90 un certo Igor Micheletti (il quale sono riuscito a rintracciare e fare quattro chiacchere) iniziò ad attrezzare un paio di itinerari, poi abbandonati forse per il troppo impegno non previsto, sicuramente futuristici e visionari per l’epoca.
Solo dopo 20 anni circa, e cmq grazie anche ai ragazzi di Rovereto che hanno attrezzato “il Vajo Classico”, mi sono preso la briga di mettere le mani su questa parete che offre ancora un mare di possibilità di itinerari.
Un muro leggermente strapiombante da 50 metri è quello che si presenta incombente sopra chi scala qui, un mix di pura tecnica dove serve anche una buona dose di forza e resistenza su tacche per portarsi a casa i tiri.
Partito da solo ho poi chiesto una mano ai grandi Duzz, Gian e il mitico Sergio Coltri… il risultato (per ora) sono una ventina di tiri uno più bello dell’altro dall’6a+ al 8a. I tiri da chiodare sono ancora sicuramente un sacco ma penso che condividire e fare divertire la gente sia l’obbiettivo del chiodatore di nuove falesie…confido nel rispetto della gente perchè quello che regala questo posto è veramente qualcosa di magico.

La Ghigliottina:

1. Prog. Gian
2. Stop & Go, 6c, 40m, (ch. Gian)(rampetta verso sinistra poi muro)
3. Stabilo, 6c+, 30m, (ch. Igor Micheletti)(sosta in comune con “Il Folletto”)
4. Il Folletto del Vajo, 7a/+, 30m, (ch. Andrein/Follez)
5. Il Visionario, 6b, 25m, (ch. Andrein)
6. Palle di Natale, 7c, 30m (ch. Andrein)(verso la fine del “Visionario” variante sulla destra)
7. Broccoli al Vapore, 6c+/7a, 30m, (ch. Andrein)(alla fine della lama/fessura la sosta è sulla sinistra)
8. Mai Molar, 7b, 35m, (ch. Andrein)(2mt a metà in comune con “Broccoli” poi muro aggettante)
9. Prog. dei Trentini ?!
10. El Canton, 7b, 25m, (ch. Andrein)
11. Dolce Attesa, prog.?!, 40m, (ch. Andrein)
12. Daytona, 7c+/8a, 38m, (ch. Andrein)
13. Brown Sugar, 7b+, 40m, (ch. Duzz)
14. Questione di Tacche, 7b+/c, 40m (ch. Andrein)
15. Solo Chiacchere e Distintivo, 7b+, 40m, (ch. Andrein)
16. Il Ritorno di Ringo, 6b+, 30m, (ch. Sergio Coltri)
17. Gocciole, 6c+, 30m, (ch. Andrein)(sosta in comune con “Ringo”)
18. Prog. Andrein
19. Sthor-the-Goon, 6a+, 30mt, (ch. Sergio Coltri)
20. Bacio di Mezzanotte, 7a, 25mt, (ch. Tommy Marchesini)

Avvicinamento:
Arrivati all’abitato di Brentino, tenere per l’evidente vajo dell’Orsa fino alla centrale Enel (parcheggiare bene!), oppure 200mt prima su spiazzo prima della sterrata.
Proseguire per sentiero evidente (prima leggera salita, poi discesa) fino a raggiungere il greto del fiumiciattolo che guadandolo 3 volte si raggiunge l’evidente muro, 15min.

La parete prende sole la mattina fino alle ore 11/12 d’inverno e 14/15 circa in primavera/estate, noi abbiamo scalato tutto inverno ma i periodi migliori sono sicuramente le mezze stagioni al pomeriggio.

Si prega di rispettare e tenere pulito l’ambiente.

Un grazie di cuore al Pima e al Follez (per l’intera giornata spesa in pulizia ben attrezzati di motosega, seghetti vari e decespugliatore), al grande Pastu (che sempre pieno di energia e motivazione compie il ruolo di presidente della Laac a pieno merito) e alla mia Lisetta che mi ha accompagnato all’inizio dividendo l’emozione delle prime libere.

Buone tacche,
Andrein.

Sponsored by LAAC.

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, Riskprotect, birra SLEALE, ProAction.

Pilastro “Andrea Zambaldi”

“Ambiez Exploring 2014”

 

SECONDA PARTE:

Dopo la via aperta sulla cima bassa d’Ambiez “Sguardo al Passato”, la seconda parte di questo progetto è segnata da un dolore incolmabile. Tutti avrete sentito della valanga sullo Shisha Pangma del 24 settembre dove Andrea Zambaldi e Sebastian Haag hanno perso la vita.

L’Andre appunto, per tutti era il Zamba…vi lascio a due parole del Red (Alessandro Catozzi):

“Andrea era una persona con una immensa gioia di vivere. Andrea voleva fare, e lo ha sempre fatto;

 infatti ha intrapreso attività come lo speleo, alpinismo, sci alpinismo, sky-running e torrentismo.

Faceva gare, e ne faceva tante, era la sua passione. Il particolare che lo differenziava dalle altre persone era quel connubio tra testa e capacità fisica che lo portava a raggiungere gli obiettivi che si era imposto con una semplicità disarmante. Andrea aveva una marcia in più.

Chiunque può dirlo, chi lo ha  conosciuto è rimasto colpito dalla sua grande energia positiva, dal suo sorriso, dalla sua semplicità ed era sempre pronto nel condividere esperienze per la gioia di condividerle…fuori dagli schemi”

 

 

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 “Il silenzio, si dice, è la migliore forma di preghiera.

Più è profondo, maggiore è l’energia che riserva per la rinascita del nostro intimo.

In fondo, noi che amiamo i grandi spazi della montagna, siamo dei fortunati.

Non ci sono indispensabili le funzioni, le cerimonie, gli altari, i rituali o le retoriche ufficialità di cordoglio per ricordare un compagno o ancor più un amico.

Ci basta uno squarcio nel cielo per rivedere una torre, una parete, una via, un passaggio dove magari abbiamo creato un “qualcosa” che ci rammenti il nome, il volto, il sorriso di qualcuno che se ne è andato, ma che ci ha segnati nel profondo.

Gli artisti talvolta dedicano le loro opere in memoria di un’amico, i musicisti le loro melodie, gli scrittori i loro libri, i cantanti le loro canzoni… e i politici, purtroppo, le vie o le piazze degli altri: gli alpinisti le loro piccole grandi pazzie…

Questa per noi è la forma più semplice e grande allo stesso tempo, il modo spontaneo e naturale di pregare, di ricordare, di pensare.

Così rimarrà per sempre un monumento naturale nel silenzio, con tutta la sua sommessa ma forte eloquenza.”

 (Cit. Elio Orlandi, Il Richiamo dei Sogni)

 

Con queste frasi che girano nella testa e con i zaini belli pieni come al solito, questa volta si parte per il “Pilastro Innominato” nella zona del Dalun.

Questa torre ha creato subito grande interesse in me, forse ancora incredulo per la parete completamente vergine, forse emozionato per trovare ancora oggi vere avventure a due passi da casa, forse semplicemente perso nella libertà di sognare.

Alla sua base il mio sguardo vaga verso l’alto per circa 300 metri e ,ancora assieme al grande Gian, cerchiamo “La Linea” più logica da scalare. Non ci sono altre vie su questo muro di calcare spettacolare, l’emozione di essere i primi a scegliere la via di salita ci mette un certo disagio. La voglia di fare “un bel lavoro” ci fa perdere una buona mezzora con il naso all’insù indicando con il dito fessure, placche e diedrini appena accennati. Idee chiare: spit solo alle soste.

Il primo tiro fila via che è una meraviglia, la giornata è splendida e scalare risulta veramente favoloso. Il Gian è motivato come un’atleta olimpico e tira fuori dal cappello un secondo tiro a mio avviso perfetto. Poi riparto io ed ecco un’alto bel tiro che porta alla base di un muro intervallato qua e la da fessurine orizzontali…ma ormai è sera e ci caliamo.

La voglia di portare a termine questa nuova via è immensa e tra un permesso, un riposo e un giorno di ferie rieccoci a salire le statiche per procedere. Intanto è giunto ottobre e, anche se il caldo non sembra andare via, la giornata lassù è uggiosa e umida…sarà l’ultima uscita della stagione.

Un muro da 30mt sale dritto sopra la sosta, solo un diedrino poco accennato da qualche speranza di salvezza ma per raggiungerlo ci sarà da battagliare.

Dalle foto che abbiamo fatto sembra qui il chiave della via, la parete è compatta e la nostra motivazione di non usare spit è alta…non ci resta altro che provare.

Beh, il risultato è un tiro capolavoro! Un muro blindato su roccia mega, dove 2 buchetti provvidenziali sul tratto chiave ci hanno permesso di proseguire a chiodi laddove non si pensava fosse possibile, il tutto per regalarci un tiro da falesia ma attrezzato a suon di smartellate con difficoltà attorno al 7b.

Il Gian mi raggiunge in sosta e baciati dalla nebbia ci caliamo portando con noi tutto il materiale.

La cima è rimandata per la primavera 2015.

Un grande grazie al mitico Gian, grandissimo compagno e mentore alpinistico.

 

Ps: La nostra via (non finita) risulta essere la prima di questa parete. Di conseguenza, come come primi salitori, diamo il nome di “Pilastro Andrea  Zambaldi” a questa torre spettacolare che frutto di ricerca e voglia di avventura, mette al primo posto il divertimento vivendo fuori dagli schemi…proprio come il Zamba.

Buone salite vez!

 

 

 Ringrazio: Patagonia, Wild Climb, Risk Protect, +Watt e birra Sleale.

 

Magica Ambiez

“Ambiez Exploring 2014″

 

Prefazione

L’ “Ambiez Exploring 2014” è un progetto nato da una grandissima passione per la montagna, forse piu che passione è l’avventura verso l’ignoto la mia vera benzina. Trovare pareti “vergini” dove piena libertà di movimento e totale possibilità di interpretare la roccia, sono per me sensazioni indescrivibili colme di gioia immensa.

“…credo che la passione per la montagna serva a ritagliarsi uno spazio autonomo e indipendente dentro noi stessi. Una specie di pezzo di cielo libero: libero dalle nubi della tendenza all’uniformità, dalla superficialità e banalizzazione moderna, dove si riesce a pensare e agire in piena libertà senza costrizioni dirette, regole scritte o condizionamenti globali”. (Cit. Elio Orlandi, Il Richiamo dei Sogni)

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PRIMA PARTE

In questa pazza estate ricca di piogge, temporali e bombe d’acqua sono riuscito a realizzare un sogno: chiodare qualcosa nella spettacolare val d’Ambiez.

Non molto conosciuta, la val d’Ambiez è situata nella parte sud-est del gruppo di Dolomiti di Brenta, precisamente parte dal paese di san Lorenzo in Banale dove con un servizio taxi-jeep ci si addentra facilmente fino al primo rifugio “Al Cacciatore”. Da qui, a seconda di cosa si vuole fare, si può arrampicare nelle zone più basse o raggiungere il più alto rifugio “S. Agostini” e le sue magnifiche pareti circostanti. Molto gettonati sono anche i vari percorsi ad anello che offre la zona senza dimenticare il bellissimo Trekking delle Bocchette.

Avendo il nonno di Stenico (paesino limitrofo a S. Lorenzo) sono sempre stato molto legato al gruppo di Brenta, inizialmente dai racconti del nonno (il Nello) e poi dalle prime ferrate ed escursioni con mio papà su per “i crozi”.

Dopo  aver scalato parecchie vie di questa magica (nonché stramba e nebbiosa) valle, quest’anno la guardavo con occhi diversi, osservavo le pareti con sguardo obliquo, vagliando i colori e la grana della roccia (e che roccia), soppesando le ombre alla luce dell’alba o nel riverbero del tramonto… cercavo semplicemente nuove vie di salita!

Agosto, diamo il via all’ “Ambiez Exploring 2014”.

Parto con il Follez per il primo giro perlustrativo e carichi come muli, con l’occorrente per restare su 3 giorni a chiodare, raggiungiamo l’Agostini completamente fradici, dicono che domani farà bello…speren! Nei giorni seguenti non abbiamo mai visto il sole e siamo riusciti comunque ad aprire i primi due facili tiri della nuova via sulla cima D’Agola. Le piogge incessanti, per questa parete che abbiamo scelto, sono un problema perchè dopo i tiri già aperti la nostra linea segue delle rigole grigie su roccia mega galattica e haimè se piove non si fa niente per un paio di giorni. Dopo altre 4/5 giornate spese per questa parete, 1 bivacco, 2 bottiglie di vino di Ivo, una spanna di neve a ferragosto, fermi ancora al secondo tiro e non vedendo speranza di miglioramento meteorologico, sotto l’ennesimo temporale diamo in ritirata lasciando un bel cantiere per il futuro.

Intanto con il grande Gian (Gianluca Bellamoli) siamo partiti sulla cima bassa d’Ambiez con quello che sarà il nostro “Sguardo al Passato”. Una linea spettacolare su una parete che ospita solo un’altra via di Steinkotter-Hasse che sale centrale. A destra è tutto incredibilmente libero e scalare avendo la possibilità di muoversi come e dove si vuole è una sensazione magnifica. Al giorno d’oggi trovare pareti vergini o che comunque non ti obbligano a tenere un certo tracciato è una cosa rara… poi ci sono vie che si incrociano, vie che fanno tiri in comune, o che ti obbligano a seguire traiettorie non logiche…m’ah?!? Dico solo che ogni via ha il diritto di avere “una vita” propria.

Un totale di 4 giornate di apertura, 9 tiri uno più bello dell’altro, buona roccia, una chiodatura ottima e onesta mista chiodi-spit (con soste a spit) e doppie perfette rendono questo nuovo itinerario a mio avviso spettacolare!

Nel frattempo recluto il Lucco (Michele Lucchini) per andare a fare un giro su una via di Orlandi a cima Ghez. Mi è caduto l’occhio su “Scudo d’Argento”, aperta in A2 nel ’96 e con un’ingaggio decisamente da non sottovalutare. Poche ripetizioni, esposizione Nord, tutta a chiodi, roccia slavata e un tiro in fessura di dita da 40mt…dicevo da non sottovalutare giusto?! Difatti dopo 3 tiri siamo ibernati a una temperatura attorno ai zero gradi, in sosta il Lucco è uguale a l’omino Michelin dentro un piumino gigante e non sembra proprio giornata per provare in libera la via. Buttiamo giù le doppie e con la coda tra le gambe rimandiamo a temperature più miti.

Nel rientro, demoralizzati della batosta dell’Elio (Orlandi), non posso che venire attirato da un’imponente torre che sovrasta la val di Dalun. Non trovo nessuna informazione su questa parete, ne su vie che la percorrono…non ci credo, faccio due foto e chiamo il Gian.

Non mi resta altro che partire armato fino ai denti per un’altra avventura.

L'”Ambiez Exploring 2014″ è un progetto che darà luce ad un bel video ricco di emozioni legato all’apertura di vie nuove, ma anche a chi vive questa magica valle nelle spettacolari Dolomiti di Brenta; Il Giorgio del servizio jeep, la famiglia Margonari del rifugio Cacciatore, l’Ignazio e il Roberto dell’Agostini e i grandi pionieri nonchè fautori di questa valle: Elio Orlandi e Rolando Larcher…non vi dico altro!

Di seguito il Trailer di quello che sarà il futuro video e la relazione con tracciato della nostra prima via “Sguardo al Passato”.

 

 

1.Relazione         1.Tracciato

 

Un grazie di cuore per tutto al grandissimo Gianluca Bellamoli (Gian), Lorenzo Moretto (Follez), Alessandro Pimazzoni (Pima), Michele Lucchini (Lucco) e a Bruno Fornari (Brus) per averci prestato il portaledge…mai usato. Altri ringraziamenti vanno sicuramente al Giorgio del servizio jeep (tel. 333-3198204), al Roberto e l’Ignazio del rif.Agostini per tutti i piaceri e depositi vari che ci hanno lasciato fare, alla Betti per il teroldego del rientro al rif. Cacciatore e all’Elio Orlandi per come descrive questa valle cosi unica.

 

Ringrazio: Patagonia, Wild Climb, Risk Protect, +Watt e birra Sleale.