Pilastro “Andrea Zambaldi”

“Ambiez Exploring 2014”

 

SECONDA PARTE:

Dopo la via aperta sulla cima bassa d’Ambiez “Sguardo al Passato”, la seconda parte di questo progetto è segnata da un dolore incolmabile. Tutti avrete sentito della valanga sullo Shisha Pangma del 24 settembre dove Andrea Zambaldi e Sebastian Haag hanno perso la vita.

L’Andre appunto, per tutti era il Zamba…vi lascio a due parole del Red (Alessandro Catozzi):

“Andrea era una persona con una immensa gioia di vivere. Andrea voleva fare, e lo ha sempre fatto;

 infatti ha intrapreso attività come lo speleo, alpinismo, sci alpinismo, sky-running e torrentismo.

Faceva gare, e ne faceva tante, era la sua passione. Il particolare che lo differenziava dalle altre persone era quel connubio tra testa e capacità fisica che lo portava a raggiungere gli obiettivi che si era imposto con una semplicità disarmante. Andrea aveva una marcia in più.

Chiunque può dirlo, chi lo ha  conosciuto è rimasto colpito dalla sua grande energia positiva, dal suo sorriso, dalla sua semplicità ed era sempre pronto nel condividere esperienze per la gioia di condividerle…fuori dagli schemi”

 

 

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 “Il silenzio, si dice, è la migliore forma di preghiera.

Più è profondo, maggiore è l’energia che riserva per la rinascita del nostro intimo.

In fondo, noi che amiamo i grandi spazi della montagna, siamo dei fortunati.

Non ci sono indispensabili le funzioni, le cerimonie, gli altari, i rituali o le retoriche ufficialità di cordoglio per ricordare un compagno o ancor più un amico.

Ci basta uno squarcio nel cielo per rivedere una torre, una parete, una via, un passaggio dove magari abbiamo creato un “qualcosa” che ci rammenti il nome, il volto, il sorriso di qualcuno che se ne è andato, ma che ci ha segnati nel profondo.

Gli artisti talvolta dedicano le loro opere in memoria di un’amico, i musicisti le loro melodie, gli scrittori i loro libri, i cantanti le loro canzoni… e i politici, purtroppo, le vie o le piazze degli altri: gli alpinisti le loro piccole grandi pazzie…

Questa per noi è la forma più semplice e grande allo stesso tempo, il modo spontaneo e naturale di pregare, di ricordare, di pensare.

Così rimarrà per sempre un monumento naturale nel silenzio, con tutta la sua sommessa ma forte eloquenza.”

 (Cit. Elio Orlandi, Il Richiamo dei Sogni)

 

Con queste frasi che girano nella testa e con i zaini belli pieni come al solito, questa volta si parte per il “Pilastro Innominato” nella zona del Dalun.

Questa torre ha creato subito grande interesse in me, forse ancora incredulo per la parete completamente vergine, forse emozionato per trovare ancora oggi vere avventure a due passi da casa, forse semplicemente perso nella libertà di sognare.

Alla sua base il mio sguardo vaga verso l’alto per circa 300 metri e ,ancora assieme al grande Gian, cerchiamo “La Linea” più logica da scalare. Non ci sono altre vie su questo muro di calcare spettacolare, l’emozione di essere i primi a scegliere la via di salita ci mette un certo disagio. La voglia di fare “un bel lavoro” ci fa perdere una buona mezzora con il naso all’insù indicando con il dito fessure, placche e diedrini appena accennati. Idee chiare: spit solo alle soste.

Il primo tiro fila via che è una meraviglia, la giornata è splendida e scalare risulta veramente favoloso. Il Gian è motivato come un’atleta olimpico e tira fuori dal cappello un secondo tiro a mio avviso perfetto. Poi riparto io ed ecco un’alto bel tiro che porta alla base di un muro intervallato qua e la da fessurine orizzontali…ma ormai è sera e ci caliamo.

La voglia di portare a termine questa nuova via è immensa e tra un permesso, un riposo e un giorno di ferie rieccoci a salire le statiche per procedere. Intanto è giunto ottobre e, anche se il caldo non sembra andare via, la giornata lassù è uggiosa e umida…sarà l’ultima uscita della stagione.

Un muro da 30mt sale dritto sopra la sosta, solo un diedrino poco accennato da qualche speranza di salvezza ma per raggiungerlo ci sarà da battagliare.

Dalle foto che abbiamo fatto sembra qui il chiave della via, la parete è compatta e la nostra motivazione di non usare spit è alta…non ci resta altro che provare.

Beh, il risultato è un tiro capolavoro! Un muro blindato su roccia mega, dove 2 buchetti provvidenziali sul tratto chiave ci hanno permesso di proseguire a chiodi laddove non si pensava fosse possibile, il tutto per regalarci un tiro da falesia ma attrezzato a suon di smartellate con difficoltà attorno al 7b.

Il Gian mi raggiunge in sosta e baciati dalla nebbia ci caliamo portando con noi tutto il materiale.

La cima è rimandata per la primavera 2015.

Un grande grazie al mitico Gian, grandissimo compagno e mentore alpinistico.

 

Ps: La nostra via (non finita) risulta essere la prima di questa parete. Di conseguenza, come come primi salitori, diamo il nome di “Pilastro Andrea  Zambaldi” a questa torre spettacolare che frutto di ricerca e voglia di avventura, mette al primo posto il divertimento vivendo fuori dagli schemi…proprio come il Zamba.

Buone salite vez!

 

 

 Ringrazio: Patagonia, Wild Climb, Risk Protect, +Watt e birra Sleale.

 

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