La falesia del futuro

Ciao a tutti,

a breve lanceremo il nostro nuovo progetto “BABO 2.0” completamente appoggiato da Salewa, ProAction e Verona Verticale.

 

Foto: Giacomo Tonoli

 

Di cosa si tratta?

Dovrete aspettare ancora un po di tempo, siamo agli sgoccioli ma a breve lanceremo un progetto futuristico dove sarete tutti voi, climber e non, a decidere la riuscita di questo nostro lavoro.

Dunque rimanete sintonizzati e seguite la pagina FB “Falesia del Babo” ( link: https://www.facebook.com/Falesia-del-Babo-602704956839612/?modal=admin_todo_tour ) per avere costantemente aggiornamenti sull’avanzamento del nostro super progetto!!!

 

 

Buone tacche,

Andreino

Eldorado

“Falesia di Eldorado”

Chiusa di Ceraino, sinistra irdografica

Foto: Giacomo Tonoli

E’ un posto molto importante per me, ci sono affezionato. Ho iniziato qui ad aprire vie dal basso, era il 2011. Qui con il mio “fratellone” Follez (Lorenzo Moretto) abbiamo dato vita alle prime vie sportive della parete. Eravamo completamente allo scuro delle tecniche di apertura, avevamo un cliff e un trapano (gigante) appena comprato dal grande Nicolino Sartori. Fu comunque primo amore e dal 2011 in poi ho sempre sognato di raggiungere il traguardo di oggi, ovvero: una falesia con una trentina di tiri dal 6b all’8a senza lasciare nell’ombra le sue multipitch che sovrastano la falesia.
Ho sempre scalato e aperto vie con grandi amici qua, è un posto intimo e sono contentissimo del risultato raggiunto…e c’è ancora da fare! 😉
Posso solo ringraziare chi mi ha aiutato in qualunque maniera a realizzare questo “acquarello” che è diventato Eldorado.
Lorenzo Moretto, Alessandro Pimazzoni, Lisa Guzzo, Giacomo Duzzi, Tommaso Marchesini, Sergio Coltri, Batta Brothers, il grande Guerrino per i scalini e tutti quelli che mi sono dimenticato…grazie!

La falesia è fresca fresca di chiodatura perciò consiglio il casco magari nei primi periodi di assestamento delle vie e dei gradi.

 

“A Kind of Magic” 8a+
Foto: Giacomo Tonoli

Ecco le vie da sinistra a destra:

1. Le petit homme et la grande femme, 6b+, 5c, 6c+, 6c, 6c+ (Simonini, in autosicura dal basso)
2. Non è un paese per fichi, 6b, 7a, 7b, 7b+ (Simonini)
3. L’avevo vista prima io, VII, VII+,IX-, VIII (Simonini-Migliorini)
4. Bain de Fang, 7a+, 30mt (Battaglia)
5. Figli del Vuoto, 6b, 30mt (Coltri)
6. Topa Gigia, L1 6a TRAD, 40mt (f.lli Geremia)
7. Qual piuma al vento 6c+, 35mt (Duzzi)
8. Hot Shower, 6c, 35mt (Duzzi)
9. Fuori come merli, L1 6c, (L1+L2) 7a+, 40mt (Simonini)
10. Carramba che sorpresa, 7a, 35mt (Coltri)
11. Hotel Guantanamo, L1 6b+, 30mt (Simonini)
12. Antologia, L1 7a+, 25mt (Simonini)
13. Sahara, L1 7a+, 38mt (Simonini)
14. Muchas Gracias, L1 7b, 25mt (Simonini)
15. Una stagione all’inferno, 7c, 25mt (Battaglia)
16. Lemon Soda, 7b+, 25mt (Simonini)
17. L’involuzione, 7b, 40mt (Simonini)
18. Prog. Migliorini
19. A kind of Magic, 8a+, 30mt (Simonini)
20. Vertical Battle, 7a+, 25mt (Battaglia)
21. Ociopatocio, 7a+, 30mt (Duzzi)
22. L’abuso del Buso, 7b, 30mt (Duzzi)
23. Attenti a quei due, 6b+, 35mt (Coltri)
24. Trazione Cervicale, 6c, 15mt (Battaglia)
25. Il monco 6b, 20mt (Battaglia)

 

Raccomando a tutti di rispettare la natura e di “cagare” lontani dai sentieri di passaggio!

 

Avvicinamento:

Raggiungere la chiusa di Ceraino (bar-ristorante) e parcheggiare con modo nel parcheggio sottoparete. La falesia è sopra di voi.

Esposizione:

La parete è esposta a sud-ovest dunque in autunno/inverno è al sole dalle 9.30 alle 15 e primavera/estate rimane in ombra fino alle 11.

Avvertenza:

Queste informazioni sono state scritte con la massima coscienziosità e serietà ma non si garantisce per eventuali errori o incompletezze. Ricordo, inoltre, che arrampicare è uno sport potenzialmente pericoloso per cui non mi assumo nessuna responsabilità per eventuali incidenti o qualsiasi altra conseguenza.

Via Messner al Pilastro di Mezzo, Sass dla Crusc


Era il 6 e 7 luglio del 1968 quando Reinhold Messner assieme a suo fratello Gunther scrissero la storia dell’arrampicata toccando il primo VIII grado in libera.

Una via simbolo di audacia e determinazione. Basta percorrerla per toccare con mano il capolavoro che è diventata questa via al giorno d’oggi, dimostrando chiaramente la rinuncia dei chiodi a pressione in montagna.

Una via che non ha certo bisogno di presentazioni  e che fa ancora sognare…eccome!

Ed eccoci la, con il solito Tom (Tommaso Marchesini) esattamente al 50esimo anniversario della sua chiodatura (6/7 luglio 1968 – 8 luglio 2018).

Il Sass dla Crusc si erge come una contrafforte gigantesca sopra di noi e la sua verticalità è massima.

Facciamo due tiri da 60 mt sul diedro Mayerl e raggiungiamo la cengia mediana, qui traversiamo verso sinistra senza problemi per 10min fino a raggiungere il Pilastro di Mezzo ed eccoci pronti per partire sulla Messner.

Scaliamo altri due tiri senza problemi, i chiodi sono pochi, e a pensare a Messner nel ’68 mi da dell’incredibile. Arriviamo al traversone che porta al tiro chiave e passo il comando a Tommaso così da scaldarsi le dita per il tiro successivo che sogna di scalare da anni.

PS: stando bassi in prossimità di un chiodo rosso con cordino c‘è la possibilità di passare in completa arrampicata libera (variante Oblinger VIII) evitando cosi il sali/scendi con successivo pendolo.

Qui è importante fare sosta su tre chiodi buoni dopo lo spigolo a fine traverso. Se si fa sosta prima non si vedrà più il compagno subito dopo pochi metri del tiro chiave.

C’è Tom al comando e il pensiero di mettere mano su quei “maledetti” 4 metri che hanno respinto gran parte dei scalatori lo rende ben agitato. Ma io lo so che è un fuori classe e che ha la testa per riuscire a passare.

Parte deciso, che comunque è già duro, rinvia dei buoni chiodi e piazza dei friends bomba arrivando in un lampo alla famosa banchetta dove a destra parte la variante Mariacher.

Altro chiodo e altro friend.

-“Vado Andrein…” mi dice.

-“Alè Tom dritto come un siluro” gli rispondo.

Lo incito come fosse un finalista olimpico, si alza e…piede sinistro alto, tacchetta mano sinistra, rovescietto mano destra, incrocio piede destro, spalmo piede sinistro, spalmo piede destro, tacchette buone, piedi in bocca e buco alto a sinistra…ed ecco che parte un urlo misto di adrenalina e gioia.

Tom è in sosta ed è salito a vista. Wow, bel lavoro amico mio, bravo e basta!!!

Lo raggiungo (on sight) anche io, due pacche sulle spalle e gli lascio il comando fino in cima per i restanti 3 tiri che sono bellissimi.

 

Sono veramente contento di questa nostra salita e penso che per gustarsi a pieno queste vie bisogna abbassare le orecchie, staccare la spina e stare in silenzio.

Un capolavoro a cielo aperto, una salita incredibile che ancora oggi obbliga buona parte (se non di più) dei ripetitori a “tagliare” per la variante Mariacher…per poi magari calarsi e provare i passi top-rope eliminando così tutta la magia di questa via.

 

Gran bella gita  tom.  😉

 

 

Di seguito relazione aggiornata al 8/7/2018.


 

Materiale: 14 rinvii, fettucce, friends dal 0.3 al 3 BD (doppiare 0.5, 0.75, 1 e 2)

Due chiodi e un martello non guastano per ogni evenienza.

 

In caso di problemi ci si può ritirare calandosi dal diedro Mayerl.

 

 

Wild Climb, Patagonia, Grivel e ProAction.

Buone tacche,

Andrein.

“Carega Punk”

La parete in questione penso che l’abbiano vista e rivista tutti.

 

La fama di roccia marcia del Carega ha sempre però respinto i chiodatori dalle sue verticalità.

Basta passare il paese di Giazza in direzione del rifugio Boschetto che la parete è evidentissima e relativamente facile da raggiungere.

Sono anni che mi domando se effettivamente abbia senso chiodare qualcosa li, e finalmente si incastrano una sequenza di fatti e di persone che mi fanno decidere che è il momento di partire per questa avventura su questa parete ancora inviolata.

Conosco Giacomo Tonoli (fotografo e filmmaker) e il suo socio Piero Brenzoni “Peo” (assicuratore top) dove nasce da subito un buon rapporto e sintonia. Dopo qualche foto e chiaccherata parte un bel progetto ovvero riprendere la vita in parete in fase di apertura di una nuova via.

Tutti noi amiamo arrampicare le multi-pich, ma sappiamo cosa c’è dietro le quinte di aprire una nuova via? Zaini enormi, corde, cordini, statiche, chiodi, spit, trapano, disgaggi e molto altro sarà all’interno di un video-documentario che Giacomo monterà nei prossimi mesi.

Ma torniamo alla parete in questione…

L’avvicinamento è bello ripido e in 30/40 min si è alla base senza grossi problemi.

La “linea” è evidente e logica, solo resto perplesso per la qualità della roccia sui gialli della seconda metà della parete.

Partiamo e addotto un’etica di risparmio di spit, ovvero per la maggiore chiodi o friends bomba. I spit sono stati usati solo nei passi più aleatori e difficili. Faccio il primo tiro (6a+) e resto sbalordito…la roccia è buona!

Va via liscio anche il secondo e terzo tiro (6c entrambi)…incredibile!!

Peo su L3, VIII- (6c)

 

Solo la fine del quarto tiro ha una sezione da “ripulire” ma che cmq ora  è pulita e atrezzata con spit.

Siamo alla base dei gialli e  tra me e me penso che adesso sarà un disastro per la qualità della roccia.

Il risultato invece sono due tiri bellissimi e su roccia (ancora) buona, sembra di essere in Scotoni in mezzo a quei strapiombi giallo ocra…amazing!!! 😉

Sei tiri sono in saccoccia e sono contentissimo dei metri guadagnati fino ad adesso sempre assicurato dal Peo.

Manca ancora un tiro, il settimo.

Questa volta sono con Tommaso Marchesini, arrampichiamo tutta la via fino alla sosta di L6 dove avevo lasciato lo zaino con il materiale per chiodare e ci prepariamo per finire questa piccola perla (a mio avviso) nel gruppo del Carega.

L’ultimo tiro, che ne sarà anche il più duro (VIII, 7a), è veramente la ciliegina sulla torta. Estetico ed aereo all’inverosimile, sgattaiola fuori da un tettino a friends per poi raggiungere una rigola bellissima. Qui seguono due “bombè” che ti fanno guadagnare la cima con un’aria sotto i piedi che toglie il fiato.

Sono veramente contento di questa via nata in 4 giornate di apertura, e sono ancora più contento per quello che cercheremo di creare con Giacomo per fare capire cosa c’è realmente dietro ad aprire una via lunga…un progetto inedito che spero piacerà!

 

Intanto pubblico relazione e tracciato per chi voglia assaporare una bella via alle pendici del gruppo del Carega.

 

—NON E’ UNA VIA SPORTIVA—

 

Relazione

 

Tracciato

Ringrazio Giacomo Tonoli, Piero peo e Tommaso Marchesini.

Grazie anche a Turnover per averci fornito i chiodi.

 

Avvicinamento:

Da Verona imboccare la val d’Illasi e raggiungere il paese di Giazza ai piedi del gruppo del Carega. Passare il paesino e parcheggiare dopo 2km su area di sosta nei pressi della piazzola dell’eli soccorso, la parete è ben visibile. Scendere e attraversare il torrente per poi proseguire in direzione nord fino ad un ghiaione (ometto). Risalirlo sulla sinistra per poi raggiungere tracce che con lungo traverso verso nord (destra) si imbocca un vajo/canale che porta dritto ad un risalto di rocce atrezzato con statiche. Passate le statiche continuare dritti leggermente a sinistra fino alla parete, spit alla base. Tot 30/40 min. (Ometti e bolli su tutto l’avvicinamento.)

Discesa:

Tutte le soste sono a spit e atrezzate per le calate. Dalla cima in tre doppie si è a terra.

Doppie: S7-S6 30mt (rinviandosi!), S6-S3 55mt (rinviandosi!), S3-terra 55mt.

Ps1: Rinviarsi nelle calate!!!

Ps2: Utili bacchette e spray (Autan) antizecche.

 

Wild Climb, Patagonia, Grivel, ProAction

 

Buone tacche,

Andrein.

Via della Giraffa al Sass Ciampac

Diamo il via alla stagione dolomitica 2018.

Dopo gli ultimi tre anni passati in Ambiez ad aprire vie, quest’anno ho deciso di lasciare parcheggiati i sogni di chiodare nuove linee e darmi alle ripetizioni…come i vecchi tempi. 😉

Passo dunque ad organizzare la lista delle vie che mi piacerebbe ripetere e devo dire che è bella intensa, ma tentar non nuoce.

Ho sempre avuto un’attrazione per le vie strane, vie che hanno un’aurea di mistero, dove magari non si trova la relazione o devi chiamare il chiodatore per maggiori informazioni…

Ecco quindi sbucare la “Via della Giraffa” al Ciampac. La linea è strepitosa e le ripetizioni sono poche, solo chiodi (soste comprese) e in rete non si trova nessuna info a riguardo. Pronti via.

Arruolo il grande Tommaso Marchesini e partiamo per questa avventura.

Sono riuscito a farmi mandare la relazione dal chiodatore (David Demez) che gentilissimo ci ha dato tutte le info sulla via e che il tiro chiave in libera si aggira sul IX (7c).

Lo zaino è leggerissimo, una sensazione che non ricordavo da anni, 14 rinvii plume della grivel (TOP), friends fino al 3 BD, 5 chiodi, fettucce e martello.

Arriviamo all’attacco e ci si presenta una giornata perfetta e fresca, mangiamo qualcosa, organizziamo il materiale e partiamo.

Parte Tom che si fuma i primi 3 tiri senza problemi con difficoltà max di VI e con un solo chiodo di passaggio!!! Rinforziamo la sosta di L3 con un friend e un chiodo e parto io sul tiro chiave della via.

Arrivo in buone condizioni a metà tiro, la testa gira bene e vorrei provarlo a vista, sono a una banchetta che mi permette di sghisare bene, metto un friend del 3 bomba, e punto il chiodo successivo che è 5 mt sopra di me.

Una sequenza dura di verticali mi fa arrivare magicamente a un buchetto buono per la mano destra per poi raggiungere una bella lametta verticale, dove vorrei rinviare il chiodo che miravo 5 mt prima.

Il chiodo è leggermente a sinistra rispetto alle prese (e per fortuna che c’è), i piedi cominciano a scarseggiare e rogno un pò per rinviarlo. Da qui parte il passo chiave della via che se fosse in falesia sarebbe consumato ma per fortuna è lassù ed è tutto da guadagnare.

Sbaglio a leggerlo e cado, riprovo e intuisco il “move”…incredibile…mi fermo ancora cmq all’ultimo chiodo rosso (mezzo fuori) che, intestardito di passare alla sua sinistra, ci faccio due bei voletti, basterà poi stare sulla destra.

Tiro CAPOLAVORO.

Mi raggiunge Tom e riparte lui su un tiro spettacolare di VII+ da 30mt per niente banale con il chiave dove spalmare bene i piedi, con il chiodo sotto il culo, rende il tutto più emozionante…bravo Tom.

Riparto io su L6 che sulla carta puzza un po’, ma poi basterà muoversi bene in placca e chiudere bene qualche tacca per riuscire a salirlo OS. Anche Tom lo sale a vista e pensiamo sia attorno al VIII (7a).

Rinforziamo anche questa sosta con un bel chiodo e ripasso il comando a Tommaso per i restanti due tiri, dove con difficoltà massime di VI+, tre chiodi e due clessidre, ci fanno raggiungere la cima di questo pilastro. A questo punto ci si può collegare con la vicina e famosa via Adang per raggiungere la cima o scendere in doppia come abbiamo fatto noi.

Una via veramente incredibile, veramente complimenti a David Demetz per la rispettosa etica di usare solo chiodi su tutto il percorso. E’ veramente una perla rara.

Che dire, oltre che le braccia serve una buona dose di concentrazione su tutta la via. Ogni metro va calibrato al dettaglio e appena si riesce a piazzare qualche friends danno del discreto conforto.

Ci siamo proprio divertiti alla grande. 😉

 

Ps: L3 calandosi si fa fatica a prendere e si può saltare arrivando fino ad una cengia erbosa dove ci si può calare da una sosta su clessidra e  chiodo che abbiamo atrezzato noi.

 

Tracciato

 

 

Relazione

 

Accesso:

Dal passo Gardena scendere verso Corvara e al primo tornante parcheggiare nelle piazzole. Risalire per 50 mt un prato (nord) e seguire per rif. Forcelles. Ad un pianoro in corrispondenza della parete sud oltrepassare un fenile e poco dopo a sinistra per traccia raggiungere la parete. 1h

 

Discesa:

In doppia dalla via.

 

Materiale:

14 rinvii, fettucce, friends fino al 3 BD. (martello e chiodi non indispensabili)

 

Wild Climb, Patagonia, Grivel, ProAction.

 

Buone tacche,

Andrein

L’amore per il RI-chiodare e “L’arte” del chiodare

L’importanza del Passato

 

Il Ri-chiodare è semplicemente una questione d’amore legata al tempo libero della persona (nella maggior parte dei casi non retribuita, se retribuita l’amore non c’entra più perchè allora ci si muove per una retribuzione).

Ho sempre sostenuto la ri-chiodatura di vie storiche. D’altronde un tempo si faceva con quello che c’era (ed era il top in quegli anni), adesso il materiale si è rivoluzionato e trovo incredibilmente sensato rimettere a nuovo il passato dandogli una seconda vita.
(es. “Expo 87”, “Baby Doc”, “Brivido Rosso” ).

Ceraino è la zona in questione.

Parete storica per l’arrampicata veronese e per la sua splendida roccia, è stata recentemente sottoposta ad opera di restyling. Il lavoro è ancora lungo ma da qualche parte bisognava pur partire. Io personalmente mi sono occupato del dimenticato e splendido settore Strapiombi. Aiutato da Ivo Bonazzi, Bruno Stecca e Claudio Bertamè (con materiale LAAC) abbiamo messo a nuovo tutto il settore con tasselli inox da 10mm.

Mettere le mani su quei capolavori degli anni ’80 è stato per me un grande onore, sono contento del lavoro svolto e ne vado fiero. E’ stato bellissimo rivivere quei momenti storici e scambiare quattro chiacchere con i chiodatori di quegli anni.

Al giorno d’oggi siamo presi dalla foga del nuovo come fossimo ancora NOI i pionieri. La vita stessa corre ad una velocità pazzesca e si fatica a starle dietro. Qui, sarebbe un’attimo da tirare il freno a mano e pensare. Pensare che siamo giunti ad un punto cruciale per l’arrampicata, ovvero dove c’è da dare importanza al preservare quello che già abbiamo invece di “creare niente di nuovo”!

E’ un gran peccato buttare nel cesso vecchie vie. Se troviamo materiale logoro segnaliamolo, se troviamo pastrine allentate tiriamo il bullone, eliminiamo i fissi di alluminio e cerchiamo di diventare parte VIVA di questa comunità sostenendo le ri-chiodature.

 

Chiodare nuove vie invece è qualcosa di meraviglioso. Trovare la possibilità di passare (e riuscire) con quello che offre la roccia è, appagante in primis, e gratificante poi se il risultato è buono.

Chiodare linee penso non sia cosa per tutti (come ri-chiodare), da una linea poi nasce una falesia (o una multi-pich per chi piace l’aria sotto il culo) ma il creare qualcosa di tendente al perfetto è affare per pochi.

“Tendente al perfetto” non intendo per bellezza, ma “solo” cercare di entrare in simbiosi con la roccia e rispettarla. Provare i vari singoli pulendo ogni sua presa e studiando ogni ruga che affiora dalla parete è un buon inizio. Ogni ancoraggio va al suo posto preciso, ogni rinvio deve lavorare bene e non ci devono essere problemi di attriti della corda, ogni persona che farà il tiro non dovrà schiantarsi (si spera)….e poi…ci vuole “ARIA” tra le vie, ogni via è unica e irripetibile e renderle autonome al 100% è il minimo che possiamo fare.
Ps: le critiche sono sempre ben accette e aiutano a migliorare.

Lo scopo è creare qualcosa che debba essere in totale armonia con il posto. Già trapanare è invasivo, dunque puntare ad un qualcosa di perfetto è un buon risultato…poi sarà li per sempre e per tutti!

Riuscire a leggere una linea è bellissimo ed è sempre diverso dalla volta precedente. E’ sempre una prima volta ricca di emozioni.

Questo per me è chiodare, metterci la faccia e trasmettere la bellezza di arrampicare!

Immaginarsi un movimento, ancora prima di “impossessarsi” di lui chiodando l’intera via, è un momento magico per un chiodatore. Una volta messi i tasselli, piano piano la magia va a scremare fino a sparire. Rimarrà solo il tuo nome negli annali e il “Suo” alla base. A questo punto la via è pronta ad essere frequentata. A questo punto entrano in gioco i “Climbers” cha assetati di sangue come vampiri non vedono l’ora di moschettare la sosta della nuova arrivata senza pensare a come nasce una via e al lavoro che c’è dietro. Sarebbe bello che al giorno d’oggi i climbers fossero un po’ più sensibili su questo fattore e sulla questione delle “vecchie” vie…un po più di ampie vedute. Qualcosa si sta muovendo ma il boom dell’arrampicata ha rallentato la questione. Cerco quindi di spingere la gente ad aprire gli occhi sul futuro dell’arrampicata Veronese, io ci tengo. I comuni (da noi) non muovono un dito e io ho sempre continuato per la mia strada senza sosta trovando pieno appoggio solamente dai bar locali vicino ai siti. Uniamo le forze e cerchiamo di essere meno egoisti, apriamo gli occhi e puntiamo a migliorare (non solo a scalare) il nostro mondo parallelo dove ci rifugiamo nei week-end.

Ne abbiamo tutti i diritti se realmente lo reputiamo importante.

Basta poco, scalare è ancora gratis e una “musina” comune potrebbe essere un’ottimo risultato.

Che dite?

 

Di seguito la relazione del settore Strapiombi a Ceraino richiodato a novembre 2017:

 

Buone tacche.

Andrein.

Via “Atommyco” sulla cima d’Agola

Atommyco”  è l’ultima mia via che ho finito e liberato quest’estate (2017)  in val d’Ambiez, più precisamente sulle placche inviolate della cima d’Agola.

Una via nata nel 2014 con Lorenzo Moretto dove aprimmo solo lo zoccolo, ovvero i primi 2 tiri. Poi passò un po’ di tempo e nel mentre presero forma:

  • “Sguardo al Passato” sulla cima bassa d’Ambiez (300mt, 7a max, RS2, Simonini-Bellamoli)
  • “Pilastro Zambaldi” cima inedita su parete ancora mai salita (370mt, 7a max, R3, Simonini-Bellamoli)
  • “Bastava un piumino” cima inedita su parete ancora mai salita (180mt, 6c max, R2+, Simonini-Bellamoli)

Tre vie fantastiche che mi hanno permesso di entrare in simbiosi con questa magica valle e imparare a “viverci” da chiodatore.

Ogni volta che salivo, però, il mio sguardo era rapito dalla d’Agola e dal mio progetto parcheggiato la, fermo a 60mt dal suolo.  Mi incuteva timore attaccarlo e la paura di non fare un bel lavoro mi tormentava…volevo creare qualcosa di super, qualcosa di “importante”!!! Volevo una sfida dove il risultato non fosse scontato, dove dare il 100% fosse la cosa primaria, volevo mettermi in gioco con me stesso su questo muro aggettante da 300mt a 3000mt di quota.

Questa volta volevo dare importanza all’idea e alla visione piuttosto che alla “solita nuova via” scontata.

Cercavo un’evoluzione sia personale che alpinistica e con “Atommyco” ho decisamente centrato l’obiettivo. I suoi tre anni di maturazione hanno fatto si che il risultato è stato eccezionale.

Questa parete mi ha rapito per 10 giorni tra apertura, provare i tiri e libera…10 giorni passati con vari compagni che ringrazio con tutto il cuore per avermi appoggiato in questo mio personale “Viaggio”.

Ringrazio dunque la mia Lisa, Lorenzo Moretto, Gianluca Bellamoli,Tommaso Marchesini, Nicola Zorzi, Tiziana Najjar, Valentino Farinola e i grandi amici del rifugio Agostini.

Una via frutto di determinazione e amicizia, una via che dedico a mio figlio Tommaso di 2 anni e a tutto il team che mi ha aiutato.

La dedico perciò a Tommy&Co…ed ecco il nome della via “Atommyco”.

 

Foto: Pietro Bagnara

 

Di seguito relazione e tracciato:

 

 

…e grazie a Planet Mountain per l’intervista.

Link: http://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/atommyco-in-val-d-ambiez-nuova-via-di-andrea-simonini-nelle-dolomiti-di-brenta.html

 

Wild Climb, Patagonia, Grivel e ProAction.

 

Buone tacche,

Andrein.

Settimana al Celibato in Sardegna

Addio al Celibato, o meglio “Settimana al celibato”!

 

Questo è l’ottavo anno che vado in Sardegna per arrampicare, diciamo che una o due volte l’anno è diventato d’obbligo.

Questa volta era un pò particolare la situazione, una sola settimana, un sacco di cose da fare e un team d’elite con il Follez (Lorenzo Moretto) e il Pima (Alessandro Pimazzoni)…ma spieghiamo con calma!!! 😉

 

Tutto è partito con la prima visita fatta a Ulassai nel 2014 con la mia Lisa, ma la fretta e solo un giorno a disposizione ci permetterono di scalare solo a Lecorci. Tornammo poi nel 2016 con amici e bimbi a seguito visitando altri settori e innamorandoci definitivamente di questo paesino sperduto nelle montagne.

Ulassai è un posto magico, a soli 40 min dal mare è inserito in contesto incantato. Sembra quasi che il tempo sia fermo qui, un’aurea surreale domina ogni cosa e i tipici profumi sardi sono amplificati all’ennesima potenza. Sensazioni così forti le avevo provate solo in Patagonia.

Per non parlare della gente, semplicemente fantastica, in una serata al bar conosci tutti e va a rischio che non riesci neanche a pagare un giro di birre…o mirti…o “miscuglio”…o “bella zio”!!! 😉

E poi ci sono i ragazzi del “Nannai”, splendido B&B che fa da ritrovo per i climber e dove i loro gestori si stanno occupando, in ottima maniera, di chiodare e rivalutare questo splendido territorio organizzando meeting di chiodatura e festival.

 

Dunque, quale miglior location per sposarsi… a ottobre 2017 si torna a Ulassai!

Meeting di chiodatura dicevamo (week for bolting), questo è stata la nostra prima tappa di questa pazza settimana in sardegna.

Ospitati al Nannai abbiamo avuto l’onore di iniziare ad atrezzare una nuova parete completamente vergine. Un muro incredibile lungo 600mt che aspettava solo che qualche chiodatore iniziava a creare nuove linee. Ecco che in 3 piene giornate chiodiamo, sempre capitanati dal local e gestore del “Nannai” Ruben, 5 vie tra cui la mia “Crazy Wedding”, favoloso 8a da 40mt.

 

Ci sarebbe da fare per un mese qui e ne saremo onorati, ma i nostri piani ci portano più a nord. Salutiamo tutti, con prossimo appuntamento ad Ottobre, e ci dirigiamo verso il Cusidore.

L’obiettivo è quello di ripetere Umbras, capolavoro firmato Rolando Larcher e Maurizio Oviglia nel 2009.

Abbiamo con noi un porta-ledge, il programma è quello di salire i primi tre tiri il primo giorno, issare il porta-ledge per bivaccare e il giorno seguente guadagnarsi la cima e RP con calma!

Attacchiamo la via verso le 14 e i primi tre tiri filano via lisci. Arrivati a L3 pianifichiamo il bivacco montando il porta-ledge, un’amaca e organizziamo bene tutto il materiale, cosa importantissima per queste lunghe permanenze in parete, il casino è solo d’impiccio!!!

Alle 21 siamo con i piedi a penzoloni e sotto di noi ci sono 140mt di vuoto. La vista è splendida e la campagna di Oliena per questa sera sarà la nostra finestra della camera.

Tutto sembra andare per il verso giusto, abbiamo mangiato e il sonno si fa sentire. Ci infiliamo nei sacchi a pelo e partiamo per il mondo dei sogni.

Alle 1.15 ci svegliamo di soprassalto, uno strano rumore metallico ci ha svegliati e il nostro comodo lettino ora è decisamente inclinato verso valle!!! Dopo un’attimo di scompiglio, accendiamo le frontali e realizziamo che due delle otto stringhe del porta-ledge si sono rotte!!! Raggiungo un miracoloso ginepro vicino a noi per collegare con un pezzo di corda la nostra “branda”, cercando cosi di riparare al danno…sarà una lunga notte!!!

L’alba arriva puntuale e il nostro “tirante” di emergenza fa il suo sporco lavoro! Ore dormite? Piu o meno due! Facciamo cmq colazione e discutiamo sul che fare. I tiri che ci aspettano sono i piu duri (7c+, 8a e 7c) e aveva senso affrontarli riposati, cosi con due ore di sonno alle spalle penso che non abbia nessun senso continuare!!! Sarà per la prossima volta dai, è stata cmq un’avventura unica. Riorganizziamo il materiale e con calma ci caliamo.

Arrivati all’auto ci tuffiamo sui sedili e crolliamo in un sonno profondo….

 

E’ il penultimo giorno e abbiamo davanti tutto il pomeriggio…che fare?

Ancora un pò rintronati dalla folle notte decidiamo di fare una capatina a Cala Gonone. Noleggiamo un gommone, il mare è piatto e la giornata splendida…ma non poteva essere una classica gita in gommone, abbiamo con noi anche un paio di scarpette e magnesio per fare deep-water!

Dopo un paio di pause relax in spiaggette raggiungibili solo via mare, troviamo parecchi spot interessanti da arrampicare. Il più incredibile di tutti è una fessura a 15 mt dall’acqua che passa sopra una grotta, una linea super estetica e veramente bella. La chiamiamo “Addio al Celibato” 6c.

Wow che giornata incredibile, siamo passati ad una big wall a fare deep water, “This is Sardinia!”.

 

Riusciamo a consegnare il gommone intatto e ci dirigiamo dall’amico Angelo al Rifugio Gorropu, appena fuori da Cala Gonone per la cena a base di porceddu e cannonau….e mirto.

 

Ultimo giorno. Abbiamo il traghetto alla sera. Proprio questo giorno il Giro d’Italia passa di qui e le strade sono tutte chiuse o interrotte. Decidiamo di scappare nell’entroterra, passiamo da Pattada e raggiungiamo Olbia nel pomeriggio. Un pomeriggio incredibile dove riusciamo a salire trad qualche facile nuova linea sulle splendide palle di granito pochi chilometri fuori dal porto. La piu bella è “L’uomo che leccava le caverne” 6a.

 

E’ giunta l’ora di imbarcarsi e, sorseggiando l’ultima Ichnusa sul ponte della nave, andiamo dritti dentro il sacco a pelo.

 

Una settimana direi bella piena, ricca di avventure. Una settimana per me indimenticabile. Grazie di cuore ai grandi Follez e Pima per aver trascorso un’incredibile “Settimana al Celibato”!

 

Prossimo appuntamento? Ad Ottobre per il matrimonio.

 

Aiò…

Patagonia Europe Meeting

Pochi giorni fa ad Arco si è svolto un meeting Patagonia dove ho avuto l’onore di essere invitato.

Due belle giornate dedicate la mattina “alla teoria” con il grande Norbert e il pomeriggio a divertirsi a scalare in falesia!

Special guest Alex Megos che in questi due giorni non ha perso tempo in chiacchere ma si è fumato l’ennesimo 9a nella falesia di Narango.

Io nel mio piccolo sono riuscito in un 7b+ a vista e, gasato da quanto si tiene Alex, ho provato un 8a a vista…fallendo per poco!! 😉

Beh che dire, tanto di cappello a questa macchina da guerra tedesca che dedizione e allenamento all’ennesima potenza lo hanno reso uno degli scalatori più forti al mondo…contento di averti conosciuto e di averti fatto sicura my friend!!! 😉

 

Buone tacche,

Andrein.

“Eldorado” alla Chiusa di Ceraino

C’è un luogo nel Veronese dove il passato e il futuro si fronteggiano in silenzio: è la Chiusa di Ceraino, la grande gola che l’Adige percorre prima di lasciare definitivamente dietro di se le montagne e gettarsi nella pianura.

Sulla destra idrografica del fiume troviamo la storica falesia di Ceraino, famosa per le sue placche e per la qualità del calcare, mentre la sinistra idrografica (sponda orientale) vaga in un’atmosfera di mistero, quasi non ci fosse.

Al primo approccio si presenta decisamente incombente, la sua roccia sfuma da gialla a marrone fino a raggiungere il grigio sulle fasce finali. L’occhio si perde a seguire fessure, diedri, placche e canne bellissime per tutti i suoi 100mt di altezza.

Si sta parlando di un posto spettacolare nel Veronese: “Eldorado” alla Chiusa di Ceraino.

1.ELDORADO, no gradi

Un posto incantato che da il 2011 e oggi è diventata un pò la mia “Tela” dove mettermi in gioco e creare capolavori indelebili.

Seguito sempre da grandi amici qui ho perfezionato e rafforzato la mia etica di aprire vie dal basso con cliff e trapano, ad eccezione di “L’avevo vista prima io” che il trapano l’abbiamo usato solo alle soste…. 😉

Le vie sono tutte bellissime e ottimamente chiodate, qualche run-out qua e là richiedono al ripetitore un pelo di convinzione e padronanza dei gradi, ma si sarà di sicuro ripagati una volta raggiunto il prato sommitale.

 

 

Avvertenza:

Queste informazioni sono state scritte con la massima coscienziosità e serietà ma non si garantisce per eventuali errori o incompletezze. Ricordo, inoltre, che arrampicare è uno sport potenzialmente pericoloso per cui non mi assumo nessuna responsabilità per eventuali incidenti o qualsiasi altra conseguenza.