Chi Sono

Mi chiamo Andrea Simonini, sono nato il 9 Agosto del 1985 a Verona dove tuttora vivo.

Impossibile per me dire con esattezza quando è stato il mio avvicinamento alla montagna. Fin da piccolo, con i miei genitori, passavo le vacanze estive con gli scarponi ai piedi e come un piccolo soldatino affrontavo salite, sentieri esposti e le prime ferrate… e sicuramente conoscevo meglio i nomi delle montagne delle tabelline! La mia famiglia mi ha trasmesso la passione ma soprattutto il rispetto per la Montagna…a loro devo tanto, mi hanno sempre lasciato carta bianca e appoggiato fin dall’inizio con una pacca sulle spalle o qualche bella uscita assieme. Boschi di abeti silenziosi che sembrano magici, cime alte e imponenti, il canto di un uccellino: penso siano l’apice della perfezione della natura.

Crescendo condividevo questa passione per la montagna non solo con la mia famiglia ma anche con i miei coetanei. Iniziai così ad entrare nel mondo dello scialpinismo e ad affrontare le prime salite di alta montagna. Man mano che le difficoltà delle escursioni aumentavano, la cerchia di amici si stringeva finché ci ritrovammo in tre non solo amici, molto di più, compagni d’avventura! Abbiamo affrontato insieme canali fino ai 55° ( come ad esempio il mitico canale Holzer nel Sella, o il canale Staunies nel gruppo del Cristallo…) e innumerevoli uscite scialpinistiche in Italia, Francia e Austria.

Iniziai a vivere la montagna a 360 gradi: d’inverno mi godevo pendii, canali innevati e il freddo pungente con sci, pelli, e piccozze mentre trascorrevo le vacanze estive con scarponi, zaino, sacco a pelo e poco altro. All’età di 18 anni, dopo aver visto al rifugio Brentei una splendida foto di Detassis sul Campanil Basso, iniziai a sognare e a muovere i primi passi in verticale. Sono partito da autodidatta, con il mio grande amico e compagno di avventure Alessandro Pimazzoni (ora papà e Skyrunner). Salivamo vie classiche arrancando con il peso dell’inesperienza ma la forza, la passione, e l’incoscienza dei 18 anni, ci faceva arrivare alla cima! Lo spettacolo di un panorama magico ripagava tutte le nostre fatiche.

Con il tempo imparai a destreggiarmi bene nelle manovre, acquisii una certa confidenza con il vuoto e questo mi spingeva ogni volta a mettere alla prova il mio limite tentando salite di vie sempre più dure.

Ricordo che un conoscente una volta mi chiese: “ Ma che hai trovato sulla cima?”. Perplesso per la strana domanda, risposi frettolosamente senza pensare: “Niente. E subito lui: “ E tutta quella fatica per non trovarci niente in cima?!”. Poi ripensai al mio “Niente”: come potevo spiegare? I minuti passati in parete in amicizia non possiamo vederli o stamparli su un depliant e sono difficilmente descrivibili, rimangono solo nostri. Infatti la Montagna è fatta di sassi, ruscelli, boschi, animali, di panorami mozzafiato, di magia, ma soprattutto la montagna è fatta di persone che la vivono e la amano.

Sono stato molto fortunato a conoscere Francesco Fontebasso e Luca Gelmetti. Loro sono stati i miei primi due maestri. Dal primo ho appreso la tecnica dell’arrampicata e l’importanza di un’allenamento costante e metodico mentre con Luca ho affrontato le mie prime vie dure in Dolomiti (come la Hasse-Brandler alla Cima Grande e la Cassin a Torre Trieste) e le prime cascate di ghiaccio con difficoltà sostenute e in ambienti ostili come Mistica sul Sassolungo, o la Grassi-Bernardi nel gruppo del Monte Rosa sulla Roccia Nera. Grande amico e compagno di avventure è anche Enrico Geremia. Insieme abbiamo affrontato la meravigliosa placconata della via Specchio di Sara in Marmolada (2011), la via W Mejico Cabrones sul’imponente NW del Civetta (2012) in 11ore (record), la prima ripetizione di Quo Vadis al Sass dla Crusc in val Badia e una spedizione in Turchia nell’agosto 2013 ad aprire vie nuove.

Grande amico è anche Cristiano Pastorello (Biasin 2011). Molte sono le salite effettuate insieme a Cristiano, ora attivissimo presidente dell’associazione LAAC (Libera Associazione Alpinisti Chiodatori), dove ne faccio parte, che si dedica alla valorizzazione/scoperta dell’arrampicata nella val d’Adige. Infatti il mio impegno alla LAAC consiste nel rimettere in sicurezza vie storiche come Expò 87 o Baby Doc del grande S. Coltri, e l’aiuto all’organizzazione di ritrovi/ raduni valorizzando siti arrampicatori come ad esempio il Sengio Rosso Climbing Festival.

“Mentore” è Nicola Tondini, sorprendente per l’abilità di aprire vie nuove dal basso con una rigida morale che segue minuziosamente. Io e Nicola abbiamo aperto parecchie vie anche se scaliamo assieme solo dal 2011 e i nostri progetti sparsi qua e là sono il nostro motore inarrestabile.

E che dire della Lisi, il Duzz e il Follez (Lisa Guzzo, Giacomo Duzzi e Lorenzo Moretto)? Sono il mio vero e proprio punto di forza. Grandissime persone, diverse tra loro, ma ricche di vita e voglia d’avventura…quando i giochi si fanno duri, b’eh so di sicuro chi chiamare!!!

Oggi l’ottanta percento delle mie attività alpinistiche sono dedicate all’arrampicata e alla chiodatura di nuovi itinerari, circa un centinaio di monotiri e una quindicina di multipich, prediligendo uno stile dimenticato e un po “retrò” dell’arrampicata in placca, anche se non tralascio per nulla qualche bella uscita invernale con le pelli o una sana sciata con i miei genitori e qualche bella cascata con amici…un grande e non indifferente ringraziamento va alla mia ragazza Lisa che mi asseconda e mi incoraggia sempre, accompagnandomi spesso in nuove aperture come in falesia, a sciare o con le piccozze e condividendo al 100% la mia scelta di vita… una gran fortuna!

Una grande fortuna è anche legata al posto di lavoro che ho; lavoro presso le Cartiere Fedrigoni di Verona dove riesco a ritagliare parecchio tempo libero e di conseguenza a dedicarmi con il massimo impegno alle mie attività.

Un’altro grande ringraziamento va anche ai miei Sponsor Wild Climb, Patagonia, ProAction, Risk Protect, birra SLEALE e San Felice Sporting Club che mi appoggiano e supportano a pieno, e pensare di avere sempre qualcuno che crede in te fa molto piacere…

Che dire ancora, penso che il mondo della montagna sia ancora un posto magico, fuori dal caos della città dove ognuno può e riesce a trovare pace come meglio crede, lontano dai tafferugli cittadini cercando la gioia in quei pochi attimi con il vento tra i capelli e semplicemente guardando un tramonto abbracciando o con una stretta di mano a chi vuoi bene.

 

Andrea Simonini