Finalmente una classica!!!

“Le Petit Homme et la Grande Femme”

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Ispirato dai giochi di parole delle vie in Verdon “Le Petit Homme et la Grande Femme” è l’ultima linea che ho chiodato a Eldorado alla chiusa di Ceraino (sx idrografica).

Questa volta però ho deciso di cambiare le regole del gioco e mettermi alla prova in una nuova maniera: da solo, dal basso e in autosicura.

Devo dire che le prime uscite sono state a dir poco elettrizzanti: da solo, appeso come un salame per ore, nessun incoraggiamento o conforto da alcun compagno, voli su voli e buffe chiacchierate con lo zaino in sosta stile “cast away”.

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Ma la voglia di fare un bel lavoro e di andarcene fuori con le mie forze erano tante e, dopo due dritte dal Coltri e una telefonata al Rolly (Rolando Larcher), artisti dell’autosicura, sono riuscito ad entrare a pieno regime in questa stramba dimensione.

Un viaggio interiore ricco di emozioni forti e allo stesso tempo bellissime che mi hanno accompagnato per le cinque giornate dedicate all’apertura della via.

I pensieri volano via, si stacca le spina e si pensa solo ad arrampicare, la concentrazione è al massimo e l’adrenalina va a mille, ogni passaggio ti regala qualcosa di importante, qualcosa di indimenticabile, qualcosa che piano piano ti accompagna fino alla cima…e dietro di te intanto ha preso vita una nuova linea!!!

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La via più facile di Eldorado è ora pronta, le sue difficoltà contenute e la spittatura onesta hanno tutte le carte in regola per diventare una classica della Chiusa e regalare grandi emozioni ai ripetitori.

Buone tacche, Andrein.

“Le Petit Homme et la Grande Femme”

120mt, 6c+ max, 6b obl

12 rinvii, S2

Prima ripetizione, 2/6/15, Simonini-Duzzi

L1:  6b+,  35m, 12sp. Diedro facile poi continuità su tacche e buchi

L2:  5c,     15m, 4sp.  Rampetta

L3:  6c+,   25m, 8sp.  Diedro continuo poi tettino

L4:  6c,     25m, 6sp.  Fessura d’incastro, facile poi bombè con fessure

L5:  6c,     20m, 5sp.  Passo boulder in diedro poi facile

Le Petit Homme et le Grand Femme

Tracciato

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Relazione

Parte una ventina di metri a sinistra di “Non è un Paese per Fichi”, esposizione ovest (ombra fino alle 12/13).

Discesa: in doppia dalla via.

Chiodata nel 2015 in autosicura dal basso tranne l’ultimo tiro.

NB: Questa mia via è dedicata a chi arriverà (a breve) e alla mia grande Lisa.

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Team LAAC (Laac Caprino).

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra Sleale.

 

Avvertenza:

Queste informazioni sono state scritte con la massima coscienziosità e serietà ma non si garantisce per eventuali errori o incompletezze. Ricordo, inoltre, che arrampicare è uno sport potenzialmente pericoloso per cui non mi assumo nessuna responsabilità per eventuali incidenti o qualsiasi altra conseguenza.

“Eldorado” alla Chiusa di Ceraino

C’è un luogo nel Veronese dove il passato e il futuro si fronteggiano in silenzio: è la Chiusa di Ceraino, la grande gola che l’Adige percorre prima di lasciare definitivamente dietro di se le montagne e gettarsi nella pianura.

Sulla destra idrografica del fiume troviamo la storica falesia di Ceraino, famosa per le sue placche e per la qualità del calcare, mentre la sinistra idrografica (sponda orientale) vaga in un’atmosfera di mistero, quasi non ci fosse.

Al primo approccio si presenta decisamente incombente, la sua roccia sfuma da gialla a marrone fino a raggiungere il grigio sulle fasce finali. L’occhio si perde a seguire fessure, diedri, placche e canne bellissime per tutti i suoi 100mt di altezza.

Si sta parlando di un posto spettacolare: “Eldorado” alla Chiusa di Ceraino.

1.ELDORADO, no gradi

Sempre accompagnato da grandi amici, qui ho perfezionato la mia tecnica, nonchè etica, di aprire vie dal basso con cliff e trapano…apparte “L’avevo vista prima io” dove il trapano è stato usato solo alle soste.

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In apertura su “L’avevo vista prima io”

 

Questo posto è un qualcosa di magico per me, è la mia “tela” dove ho piena libertà di dipingere capolavori indelebili nel tempo, regalando ai ripetitori le stesse emozioni che ho provato io in apertura…e altri 2/3 progetti attendono solo il loro momento.

Capolavori appunto, da “Non è un Paese per Fichi” (2011, 7b max), alla superba “Muchas Gracias” (2013, 8a max), poi la super linea di “Sahara” (2012, 7a+/b max) e “Hotel Guantanamo” (2013, 7b max), fino a “Fuori come Merli” (2015, 7c max).

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In aperura sul capolavoro “Muchas Gracias”

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Sull’ultimo tiro di “Sahara”

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Sul secondo tiro di “Muchas Gracias”

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Sul secondo tiro di “Non è un paese per Fichi”

1.Fuori come Merli-tracciato

L’ultima nata “Fuori come Merli”

Tutte le vie sono bellissime e ottimamente chiodate, qualche run-out qua e la richiedono un po di convinzione, ma una volta raggiunto il prato sommitale di sicuro si sarà soddisfatti e ripagati delle fatiche.

Qui sotto il link di Planet Mountain con il racconto dell’ultima nata “Fuori come Merli”:
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=42731

L’esposizione Ovest (ombra fino le 11/12) è un buon pretesto per arrampicare la mattina quando al sole non si riesce più a stare, oppure i primi tiri possono essere tranquillamente usati come falesia.

 

24.Il giorno della RP

Alla base della parete di “Eldorado” con Tommaso Marchesini

 

Trovate tutte le info e gradi delle vie sulla guida “Mpnte Baldo Rock”, ed. Versante Sud.

Sponsored by Laac.

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e Birra Sleale.

Buone tacche,
Andrein.

 

Avvertenza:

Queste informazioni sono state scritte con la massima coscienziosità e serietà ma non si garantisce per eventuali errori o incompletezze. Ricordo, inoltre, che arrampicare è uno sport potenzialmente pericoloso per cui non mi assumo nessuna responsabilità per eventuali incidenti o qualsiasi altra conseguenza.

Lo Specchio

LO SPECCHIO

“Un diamante incastonato nelle pareti della val d’Adige.”

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Quando giri l’angolo e ti becchi davanti questo muro da 50 metri puoi solo che rimanere a bocca aperta e non vedi l’ora di imbragarti e iniziare a scalare.

I primi lavori di chiodatura e mestieri vari li ho iniziati nell’inverno del 2013, dove sono nate le prime quattro/cinque vie, poi abbandonato per altri mille progetti.

Dopo due anni, torno allo “Specchio” per dare un’occhiata e continuare con la chiodatura; haimè la scintilla è ora partita, e diamo il via alle danze!

Finisco un paio di progetti, arruolo i grandi e inaresstabili Duzz e Tommy che mettono la loro firma con due iper-tiri, diamo una sistemata al sentiero e a quattro piante ed in un paio di mesi il gioco e fatto.

A queste giornate di “lavoro” seguono giornate intense per provare e liberare i tiri, la roccia megagalattica è una droga qui, e non vorresti più staccarle le mani di dosso… anche dopo bastonate, giornate storte e decine di voli per capire un passaggio la voglia di tornare vince sempre sul desistere.

Il risultato è un’insieme di tiri veramente spettacolari sulla roccia migliore della val d’Adige, dei capolavori della natura dove l’acqua ha scalfito qua e la prese (talvolta piccole e schifose) solo per regalarci la gioia di scalare in un posto unico dietro casa.

 

Le vie:

  1. Impercettibili Sfumature, 7b+, 35mt, (ch. Duzz)
  2. Rain Man, 6b+, 40mt, (ch. Andrein)
  3. I Verdoniani, 7b, 42mt, (ch. Andrein)
  4. Perfect Love, 7a, 30mt, (ch. Andrein)
  5. Globetrotter, 7b+, 40mt, (ch. Andrein)
  6. La Solita Dozzina, 7c, 40mt, (ch. Andrein)
  7. Dita d’Acciaio, 8a, 30mt, (ch. Andrein)
  8. Vento del Nord, 8a, 40mt, (ch. Andrein)
  9. Mr. Hummer, 8a+, 40mt, (ch. Andrein)
  10. Rigolissie, 7a, 30mt, (ch. Tommy)

 

1.Rel

 

OBBLIGATORIA corda da 80mt e fare nodo a fine corda!!!

 

Avvicinamento:

Dal ristorante/bar “Il Platano” tenere per Gamberon, poi Lubiara e passare capitello rosso (sulla sx), poi svoltare a sx per loc. Castelletto. Dopo 1km parcheggiare su un curvone (con modo) circondati da uliveti, e in leggera salita dirigersi verso il piccolo abitato, lo si costeggia sulla dx dietro alle case fino a prendere un comodo sentiero che (sempre dritti e in leggera salita) conduce sulla spalla del monte Cordespino. Da qui si tiene la dx fino all’evidente “Placca del Talian”, seguire ometti in discesa. Raggiunta “il Talian”, si prosegue a sx in discesa (faccia a valle), su nuovo sentiero segnato con molti ometti e bolli rossi tenendo sempre leggermente la sx puntando allo spigolone, dietro c’è la falesia. (20/25 minuti)

La parete è esposta a est, dunque prende sole fino le 14 piu o meno, ed è possibile scalare tutto l’anno: alla mattina d’inverno e al pomeriggio quando inizia a scaldare.

 2. Avvicinamento

 

“Sponsored by LAAC”

Ecco un paio di foto dei tiri e della roccia:

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Andrein su “Mr. Hummer” 8a+

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Il Duzz su “Dita d’Acciaio” 8a

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Il Tommy su “I Verdoniani” 7b

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra SLEALE

Buone tacche,
Andrein.

 

Avvertenza:

Queste informazioni sono state scritte con la massima coscienziosità e serietà ma non si garantisce per eventuali errori o incompletezze. Ricordo, inoltre, che arrampicare è uno sport potenzialmente pericoloso per cui non mi assumo nessuna responsabilità per eventuali incidenti o qualsiasi altra conseguenza.

Articolo sull’Arena, 07,03,15

Tachete!!! 😉
Ed ecco che spunta l’articolo sull’Arena…figata.

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Grazie per l’intervista, e ancora un grazie di cuore ai miei Sponsor: Patagonia​, Wild Climb Shoes​, ProAction​, Birra Sleale​ e i grandi “Butei” pieni d’entusiasmo della Laac!

Portiamo avanti con onore quello che ci regala questo fantastico sport esplorando e condividendo la magia che è “Arrampicare”…delle volte è proprio magia!

Avanti tutta!

“Adesso però andemo a piantar spit!!!”

 

Andrein.

Video “Sguardo al Passato”

Eccoci qua, dopo 5 mesi, sono riuscito a fare il video della nostra splendida avventura sulle Dolomiti di Brenta, più precisamente sulla cima Bassa d’Ambiez.
“Sguardo al Passato” è, a mio avviso, un capolavoro di gran logica che con l’inarrestabile Gianluca Bellamoli siamo riusciti a realizzare nell’estate 2014.
Una linea splendida che in apertura ci ha regalato emozioni bellissime, avere la parete completamente a nostra disposizione (c’è solo una Hasse una cinquantina di metri a sinistra)ci ha permesso di muoverci in piena libertà creando un tracciato logico e spettacolare. Ci siamo sentiti teletrasportati negli anni d’oro dell’alpinismo dove le pareti erano vergini e non piene di vie, da qui il nome “Sguardo al Passato”, ma in un alpinismo moderno, un po’ retrò-romantico, legato alla ricerca, rispetto, avventura e fatica di apertura di nuove vie in questa splendida valle che è la val d’Ambièz.

Vi lascio al video, dura 8 minuti circa…dunque mettetevi seduti, tranquilli e magari con una birretta!!!
Buona visione!!!

 

 

Un grande ringraziamento al Giorgio del servizio taxi (tel. 3333198204), al Roberto e Ignazio del Rif. Agostini per i mille piaceri e alla Betti del Rif. Cacciatore per il classico “bicier da media” di Teroldego nel rientro.

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction e birra Sleale.

E news in arrivo per il 2015!!!

Andrein.

La Ghigliottina

La Ghigliottina

Dopo quattro mesi di duro lavoro tra chiodare e liberare i tiri sono pronto a pubblicare quello che per me è la miglior falesia che abbia mai chiodato fino ad adesso…o forse no, mah?!? 😉

“La Ghigliottina”, non c’è nome più appropriato per questo muro di roccia fotonica. Basta fare un tiro, o due, per capire subito il motivo del suo nome e accorgersi della bellezza delle sue lunghezze.

Ma facciamo un passo indietro nel tempo: attorno agli anni ‘90 un certo Igor Micheletti (il quale sono riuscito a rintracciare e fare quattro chiacchere) e altri ragazzi Trentini poi, iniziarono ad attrezzare qualche itinerario, poi abbandonati forse per il troppo impegno non previsto ma sicuramente futuristici e visionari per l’epoca.
Solo dopo 20 anni circa, e cmq grazie anche ai ragazzi di Rovereto che hanno attrezzato “il Vajo Classico” o “L’Orsa”, mi sono preso la briga di mettere le mani su questa parete che offre ancora un mare di possibilità di itinerari.
Un muro leggermente strapiombante da 50 metri è quello che si presenta incombente sopra chi scala qui, un mix di pura tecnica dove serve anche una buona dose di forza e resistenza su tacche per portarsi a casa i tiri.
Partito da solo ho poi chiesto una mano ai grandi Duzz, Gian e il mitico Sergio Coltri… il risultato (per ora!!!) sono una ventina di tiri uno più bello dell’altro dall’6a+ al 8a/b. I tiri da attrezzare sono ancora sicuramente un sacco ma penso che condividire e fare divertire la gente sia l’obbiettivo del chiodatore di nuove falesie…confido nel rispetto della gente perchè quello che regala questo posto è veramente qualcosa di magico.

La Ghigliottina:
1. Stop & Go, 6c, 40m (rampetta verso sinistra poi muro)
2. Stabilo, 6c, 35m (bellissima)
3. Il Folletto del Vajo, 7a, 30m; (L2, 7b/+, 38mt, bellissima uscita su canne e fessure aggettanti)
4. Il Visionario, 6b, 25m (riscaldo)
5. Palle di Natale, 7c, 30m (verso la fine del “Visionario” variante sulla destra)
6. Broccoli al Vapore, 6c+, 30m (alla fine della lama/fessura la sosta è sulla sinistra)
7. Mai Molar, 7a+/b, 35m, (2mt a metà in comune con “Broccoli” poi muro aggettante)
8. Prog. dei Trentini ?!
9. El Canton, 7b, 25m (corta, intensa e bella)
10. Dolce Attesa, 8a+/b?, 40m (spettacolo)
11. Daytona, 7c+/8a, 38m (capolavoro di resistenza)
12. Brown Sugar, 7b+, 40m (macchinata di 40mt)
13. Questione di Tacche, 7b, 40m (macchinata di 40mt)
14. Solo Chiacchere e Distintivo, 7b, 40m (macchinata di 40mt)
15. Il Ritorno di Ringo, 6b+, 30m (firma del grande Sergio Coltri)
16. Gocciole, 6c+/7a, 30m, (partenza in traverso su gocce poi muro, sosta in comune con “Ringo”)
17. Sthor-the-Goon, 6a+, 30mt (fessurone dove nasce “La Ghigliottina”)
18. Bacio di Mezzanotte, 7a, 25mt (corta, bella e non banale)

Avvicinamento:
Arrivati all’abitato di Brentino, tenere per l’evidente vajo dell’Orsa fino alla centrale Enel (parcheggiare bene!), oppure 200mt prima su spiazzo prima della sterrata.
Proseguire per sentiero evidente (prima leggera salita, poi discesa) fino a raggiungere il greto del fiumiciattolo che guadandolo 3 volte si raggiunge l’evidente muro, 15/20min.

La parete prende sole la mattina fino alle ore 11/12 d’inverno e 14/15 circa in primavera/estate, noi abbiamo scalato tutto inverno ma i periodi migliori sono sicuramente le mezze stagioni al pomeriggio.

Si prega di rispettare e tenere pulito l’ambiente.

Un grazie di cuore al Pima e al Follez (per l’intera giornata spesa in pulizia ben attrezzati di motosega, seghetti vari e decespugliatore), al grande Pastu (che sempre pieno di energia e motivazione compie il ruolo di presidente della Laac a pieno merito) e alla mia Lisetta che mi ha accompagnato all’inizio dividendo l’emozione delle prime libere.

Buone tacche,
Andrein.

Sponsored by LAAC.

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, Riskprotect, ProAction.

 

Avvertenza:

Queste informazioni sono state scritte con la massima coscienziosità e serietà ma non si garantisce per eventuali errori o incompletezze. Ricordo, inoltre, che arrampicare è uno sport potenzialmente pericoloso per cui non mi assumo nessuna responsabilità per eventuali incidenti o qualsiasi altra conseguenza.

Pilastro “Andrea Zambaldi”

“Ambiez Exploring 2014”

 

SECONDA PARTE:

Dopo la via aperta sulla cima bassa d’Ambiez “Sguardo al Passato”, la seconda parte di questo progetto è segnata da un dolore incolmabile. Tutti avrete sentito della valanga sullo Shisha Pangma del 24 settembre dove Andrea Zambaldi e Sebastian Haag hanno perso la vita.

L’Andre appunto, per tutti era il Zamba…vi lascio a due parole del Red (Alessandro Catozzi):

“Andrea era una persona con una immensa gioia di vivere. Andrea voleva fare, e lo ha sempre fatto;

 infatti ha intrapreso attività come lo speleo, alpinismo, sci alpinismo, sky-running e torrentismo.

Faceva gare, e ne faceva tante, era la sua passione. Il particolare che lo differenziava dalle altre persone era quel connubio tra testa e capacità fisica che lo portava a raggiungere gli obiettivi che si era imposto con una semplicità disarmante. Andrea aveva una marcia in più.

Chiunque può dirlo, chi lo ha  conosciuto è rimasto colpito dalla sua grande energia positiva, dal suo sorriso, dalla sua semplicità ed era sempre pronto nel condividere esperienze per la gioia di condividerle…fuori dagli schemi”

 

 

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 “Il silenzio, si dice, è la migliore forma di preghiera.

Più è profondo, maggiore è l’energia che riserva per la rinascita del nostro intimo.

In fondo, noi che amiamo i grandi spazi della montagna, siamo dei fortunati.

Non ci sono indispensabili le funzioni, le cerimonie, gli altari, i rituali o le retoriche ufficialità di cordoglio per ricordare un compagno o ancor più un amico.

Ci basta uno squarcio nel cielo per rivedere una torre, una parete, una via, un passaggio dove magari abbiamo creato un “qualcosa” che ci rammenti il nome, il volto, il sorriso di qualcuno che se ne è andato, ma che ci ha segnati nel profondo.

Gli artisti talvolta dedicano le loro opere in memoria di un’amico, i musicisti le loro melodie, gli scrittori i loro libri, i cantanti le loro canzoni… e i politici, purtroppo, le vie o le piazze degli altri: gli alpinisti le loro piccole grandi pazzie…

Questa per noi è la forma più semplice e grande allo stesso tempo, il modo spontaneo e naturale di pregare, di ricordare, di pensare.

Così rimarrà per sempre un monumento naturale nel silenzio, con tutta la sua sommessa ma forte eloquenza.”

 (Cit. Elio Orlandi, Il Richiamo dei Sogni)

 

Con queste frasi che girano nella testa e con i zaini belli pieni come al solito, questa volta si parte per il “Pilastro Innominato” nella zona del Dalun.

Questa torre ha creato subito grande interesse in me, forse ancora incredulo per la parete completamente vergine, forse emozionato per trovare ancora oggi vere avventure a due passi da casa, forse semplicemente perso nella libertà di sognare.

Alla sua base il mio sguardo vaga verso l’alto per circa 300 metri e ,ancora assieme al grande Gian, cerchiamo “La Linea” più logica da scalare. Non ci sono altre vie su questo muro di calcare spettacolare, l’emozione di essere i primi a scegliere la via di salita ci mette un certo disagio. La voglia di fare “un bel lavoro” ci fa perdere una buona mezzora con il naso all’insù indicando con il dito fessure, placche e diedrini appena accennati. Idee chiare: spit solo alle soste.

Il primo tiro fila via che è una meraviglia, la giornata è splendida e scalare risulta veramente favoloso. Il Gian è motivato come un’atleta olimpico e tira fuori dal cappello un secondo tiro a mio avviso perfetto. Poi riparto io ed ecco un’alto bel tiro che porta alla base di un muro intervallato qua e la da fessurine orizzontali…ma ormai è sera e ci caliamo.

La voglia di portare a termine questa nuova via è immensa e tra un permesso, un riposo e un giorno di ferie rieccoci a salire le statiche per procedere. Intanto è giunto ottobre e, anche se il caldo non sembra andare via, la giornata lassù è uggiosa e umida…sarà l’ultima uscita della stagione.

Un muro da 30mt sale dritto sopra la sosta, solo un diedrino poco accennato da qualche speranza di salvezza ma per raggiungerlo ci sarà da battagliare.

Dalle foto che abbiamo fatto sembra qui il chiave della via, la parete è compatta e la nostra motivazione di non usare spit è alta…non ci resta altro che provare.

Beh, il risultato è un tiro capolavoro! Un muro blindato su roccia mega, dove 2 buchetti provvidenziali sul tratto chiave ci hanno permesso di proseguire a chiodi laddove non si pensava fosse possibile, il tutto per regalarci un tiro da falesia ma attrezzato a suon di smartellate con difficoltà attorno al 7b.

Il Gian mi raggiunge in sosta e baciati dalla nebbia ci caliamo portando con noi tutto il materiale.

La cima è rimandata per la primavera 2015.

Un grande grazie al mitico Gian, grandissimo compagno e mentore alpinistico.

 

Ps: La nostra via (non finita) risulta essere la prima di questa parete. Di conseguenza, come come primi salitori, diamo il nome di “Pilastro Andrea  Zambaldi” a questa torre spettacolare che frutto di ricerca e voglia di avventura, mette al primo posto il divertimento vivendo fuori dagli schemi…proprio come il Zamba.

Buone salite vez!

 

 

 Ringrazio: Patagonia, Wild Climb, Risk Protect, +Watt e birra Sleale.

 

Magica Ambiez

“Ambiez Exploring 2014″

 

Prefazione

L’ “Ambiez Exploring 2014” è un progetto nato da una grandissima passione per la montagna, forse piu che passione è l’avventura verso l’ignoto la mia vera benzina. Trovare pareti “vergini” dove piena libertà di movimento e totale possibilità di interpretare la roccia, sono per me sensazioni indescrivibili colme di gioia immensa.

“…credo che la passione per la montagna serva a ritagliarsi uno spazio autonomo e indipendente dentro noi stessi. Una specie di pezzo di cielo libero: libero dalle nubi della tendenza all’uniformità, dalla superficialità e banalizzazione moderna, dove si riesce a pensare e agire in piena libertà senza costrizioni dirette, regole scritte o condizionamenti globali”. (Cit. Elio Orlandi, Il Richiamo dei Sogni)

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PRIMA PARTE

In questa pazza estate ricca di piogge, temporali e bombe d’acqua sono riuscito a realizzare un sogno: chiodare qualcosa nella spettacolare val d’Ambiez.

Non molto conosciuta, la val d’Ambiez è situata nella parte sud-est del gruppo di Dolomiti di Brenta, precisamente parte dal paese di san Lorenzo in Banale dove con un servizio taxi-jeep ci si addentra facilmente fino al primo rifugio “Al Cacciatore”. Da qui, a seconda di cosa si vuole fare, si può arrampicare nelle zone più basse o raggiungere il più alto rifugio “S. Agostini” e le sue magnifiche pareti circostanti. Molto gettonati sono anche i vari percorsi ad anello che offre la zona senza dimenticare il bellissimo Trekking delle Bocchette.

Avendo il nonno di Stenico (paesino limitrofo a S. Lorenzo) sono sempre stato molto legato al gruppo di Brenta, inizialmente dai racconti del nonno (il Nello) e poi dalle prime ferrate ed escursioni con mio papà su per “i crozi”.

Dopo  aver scalato parecchie vie di questa magica (nonché stramba e nebbiosa) valle, quest’anno la guardavo con occhi diversi, osservavo le pareti con sguardo obliquo, vagliando i colori e la grana della roccia (e che roccia), soppesando le ombre alla luce dell’alba o nel riverbero del tramonto… cercavo semplicemente nuove vie di salita!

Agosto, diamo il via all’ “Ambiez Exploring 2014”.

Parto con il Follez per il primo giro perlustrativo e carichi come muli, con l’occorrente per restare su 3 giorni a chiodare, raggiungiamo l’Agostini completamente fradici, dicono che domani farà bello…speren! Nei giorni seguenti non abbiamo mai visto il sole e siamo riusciti comunque ad aprire i primi due facili tiri della nuova via sulla cima D’Agola. Le piogge incessanti, per questa parete che abbiamo scelto, sono un problema perchè dopo i tiri già aperti la nostra linea segue delle rigole grigie su roccia mega galattica e haimè se piove non si fa niente per un paio di giorni. Dopo altre 4/5 giornate spese per questa parete, 1 bivacco, 2 bottiglie di vino di Ivo, una spanna di neve a ferragosto, fermi ancora al secondo tiro e non vedendo speranza di miglioramento meteorologico, sotto l’ennesimo temporale diamo in ritirata lasciando un bel cantiere per il futuro.

Intanto con il grande Gian (Gianluca Bellamoli) siamo partiti sulla cima bassa d’Ambiez con quello che sarà il nostro “Sguardo al Passato”. Una linea spettacolare su una parete che ospita solo un’altra via di Steinkotter-Hasse che sale centrale. A destra è tutto incredibilmente libero e scalare avendo la possibilità di muoversi come e dove si vuole è una sensazione magnifica. Al giorno d’oggi trovare pareti vergini o che comunque non ti obbligano a tenere un certo tracciato è una cosa rara… poi ci sono vie che si incrociano, vie che fanno tiri in comune, o che ti obbligano a seguire traiettorie non logiche…m’ah?!? Dico solo che ogni via ha il diritto di avere “una vita” propria.

Un totale di 4 giornate di apertura, 9 tiri uno più bello dell’altro, buona roccia, una chiodatura ottima e onesta mista chiodi-spit (con soste a spit) e doppie perfette rendono questo nuovo itinerario a mio avviso spettacolare!

Nel frattempo recluto il Lucco (Michele Lucchini) per andare a fare un giro su una via di Orlandi a cima Ghez. Mi è caduto l’occhio su “Scudo d’Argento”, aperta in A2 nel ’96 e con un’ingaggio decisamente da non sottovalutare. Poche ripetizioni, esposizione Nord, tutta a chiodi, roccia slavata e un tiro in fessura di dita da 40mt…dicevo da non sottovalutare giusto?! Difatti dopo 3 tiri siamo ibernati a una temperatura attorno ai zero gradi, in sosta il Lucco è uguale a l’omino Michelin dentro un piumino gigante e non sembra proprio giornata per provare in libera la via. Buttiamo giù le doppie e con la coda tra le gambe rimandiamo a temperature più miti.

Nel rientro, demoralizzati della batosta dell’Elio (Orlandi), non posso che venire attirato da un’imponente torre che sovrasta la val di Dalun. Non trovo nessuna informazione su questa parete, ne su vie che la percorrono…non ci credo, faccio due foto e chiamo il Gian.

Non mi resta altro che partire armato fino ai denti per un’altra avventura.

L'”Ambiez Exploring 2014″ è un progetto che darà luce ad un bel video ricco di emozioni legato all’apertura di vie nuove, ma anche a chi vive questa magica valle nelle spettacolari Dolomiti di Brenta; Il Giorgio del servizio jeep, la famiglia Margonari del rifugio Cacciatore, l’Ignazio e il Roberto dell’Agostini e i grandi pionieri nonchè fautori di questa valle: Elio Orlandi e Rolando Larcher…non vi dico altro!

Di seguito il Trailer di quello che sarà il futuro video e la relazione con tracciato della nostra prima via “Sguardo al Passato”.

 

 

1.Relazione         1.Tracciato

 

Un grazie di cuore per tutto al grandissimo Gianluca Bellamoli (Gian), Lorenzo Moretto (Follez), Alessandro Pimazzoni (Pima), Michele Lucchini (Lucco) e a Bruno Fornari (Brus) per averci prestato il portaledge…mai usato. Altri ringraziamenti vanno sicuramente al Giorgio del servizio jeep (tel. 333-3198204), al Roberto e l’Ignazio del rif.Agostini per tutti i piaceri e depositi vari che ci hanno lasciato fare, alla Betti per il teroldego del rientro al rif. Cacciatore e all’Elio Orlandi per come descrive questa valle cosi unica.

 

Ringrazio: Patagonia, Wild Climb, Risk Protect, +Watt e birra Sleale.

 

Infinitamente GRAZIE!

Di Andrea Simonini

Una nuova realtà chiamata “Ai Falconi”

“Che figata che è scalare, poi quando i tiri sono belli e vengono liberati è proprio il top!”

Questo è il pensiero che ultimamente è nella mia testa, e ultimamente sono spesso “Ai Falconi”…caffè dal Gianni “Al Gavinel” (doppio se chiodo), scarrettata di tiri fino alla morte oppure giù 4 spit, birrozza media e via…

E’ un bel periodo in quei di Ceredo, ricco di creazioni a dir poco spettacolari (devo ancora trovar un tiro brutto), ogni chiodatore ci mette e ci ha messo anima e cuore (chi grande) nel rendere realtà quello che è diventata questa falesia.

Tempo speso in passione, non retribuito, ma con un’amore per l’arrampicata incredibile…per questo voglio ringraziare i mitici inarrestabili chiodatori Chicco, Gian, Duzz e Bruno per l’ottimo lavoro svolto in perfetta armonia con l’ambiente e in sicurezza.

Un grande grazie anche alla mia Lisi che non mi ha mai tenuto a freno, anzi…mi ha sempre incoraggiato a dare il massimo di me stesso per la mia passione.

Un grande grazie anche all’amico Ulrich della “Risk Protect” (riskprotect.net) per i moschettoni a ghiera delle soste e i rinvii fissi, alla Wild Climb e Marmot per avere appoggiato il grande progetto del Mauro Magagna e a birra SLEALE per aver sponsorizzato la festa d’inaugurazione.

Mauro Magagna, appunto, il vero ringraziamento va a lui che con il ricavato del suo calendario d’arrampicata, ci ha completamente finanziato il materiale per la chiodatura (Kinobi)…un’iniziativa fantastica, forse incredibile ma che è diventata realtà e tutti ne possono fare uso.

Grazie Mauro.

In seguito alcuni scatti del Mauro, prima fotografato e poi fotografo “Ai Falconi”:

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Andrein su “Le Radici del Cielo”:

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Il Chicco nell’incredibile “La Lacrima di Polifemo”:

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Il Gian in azione su “Crack Game”:

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Ed altro….

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Tre opere d’arte

Tre nuove vie legate tutte da una sana “Etica”!?!

9.Andrea Simonini sul sesto tiro di La Divina Commedia  8a(+), foto Seba&Dabu

 

Propongo tre vie che a mio avviso sono spettacolari, tre vie impegnative che mi hanno tenuto occupato per 2 anni nell’aprirle e archiviarle definitivamente.
Sono tre creazioni importanti per la mia crescita alpinistica personale, ma soprattutto per l’etica che sono riuscito inizialmente a scegliere, poi a rispettare ed infine a comprendere e trasformare in filosofia, stile di vita e rispetto.

 

Vi lascio all’articolo di planetmountain:
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=41721

 

Ringrazio: Patagonia, wild Climb, +Watt, Risk Protect, birra SLEALE, i mitici “Seba & Dabu” e il “Pima” per le meravigliose foto.

Ps: Dopo la RP del grande Rolly (Rolando Larcher) su “La Divina Commedia” i gradi sono stati ridimensionati come di seguito; 6b+, 7b, 6b+, 6b, 7b+, 8a, 5a.

La Divina Commedia SAFARI Muchas Gracias