Verdon Dreaming

Uno spettacolo chiamato “Verdon”

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Sono ormai dieci anni che scalo e dieci anni che sento parlare di questo Verdon, della sua roccia fantastica, della sua spittatura “allegra e didattica” (che approvo in pieno), del vuoto che regala e dell’ambiente unico che è questo canyon…dieci anni che guardo foto, video e relazioni varie da ogni tipo di guida e sito internet…dieci anni che sogno di andare a scalare su quel calcare che sembra un’acquerello.

 

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Un sogno appunto, un sogno che sono riuscito a realizzare grazie al grande Sergio Coltri (e socia Giuly) che ci hanno invitato a seguirli nella loro vacanza verticale e alla mia Lisa che mi ha dato carta bianca.

Arruolato il grande Tommy (Tommaso Marchesini) e riempito il furgone di viveri, birre, vino (de Ivo) e corde, si parte per questa avventura. Quasi 600km di strada separano Verona dal Verdon, e in queste 7 ore il pensiero principale era “chissa com’è sto verdon, ma sarà così duro come lo descrivono?!?”.

Ebbene si; quando ci si affaccia al belvedere della “route des cretes” si rimane senza fiato, si rimane stregati dalla maestà e imponenza di questo posto favoloso, le mani sudano e la voglia di scalare va alle stelle…pronti via!!!

 

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Carichi come molle, e comunque belli in forma dalla stagione invernale appena trascorsa, decidiamo di partire subito col botto:

Giorno 1:

“Fenrir” (7c+, 1978) + “L’Ange en Decomposition” (7a, 1982).

Il primo tiro di “Fenrir” (7a+ spettacolare) ci da il benvenuto in Verdon, a tal punto che in sosta abbiamo pensato di cambiare subito programma e seguire il Sergio su “Barbapoupon” che corre pochi metri a destra.

“Ma no dai, sarà gradato stretto per fare i fighi vero Tommy?”

Bam… il secondo tiro (il chiave di 7c+) è una legna astronautica, un labirinto di reglette, buchi e piccole prese…tengo duro un pò e poi con un paio di azzerate passo il chiave e tremolante raggiungo la sosta.

“Oh Tommy, mi sa che abbiamo preso sotto gamba il discorso qua….!!!”

Beh insomma, i tiri che seguono saranno un susseguirsi di terrore e lanci miracolosi per raggiungere il prima possibile la cima.

Usciamo come se avessimo fatto una via da 700mt in Dolomiti e ci guardiamo sconvolti e titubanti.

Dopo poco sbuca il Sergio che con un sorrisino in viso ci dice: “Benvenuti in Verdon ragazzi”.

 

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Tommy su L1 di “Fenrir”

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Seregio su L1 di “Barbapoupon”

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L2 di “Fenrir” (in resting)

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Tommy su “L’Ange en Decomposition”


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Tommy in sosta

 

Giorno 2:

“Survellier et Punir” (7a+, 1981).

Qui le cose iniziano a filare per il verso giusto, la testa inizia a funzionare, i vari tremolii piano piano se ne vanno e i run-out non si fanno quasi più temere.

Quattro tiri spettacolari su roccia mega, peccato il terzo tiro un pelo unto…

 

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Tommy su L1


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Le mega gocce di L1

 

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Il ginepro su L2

 

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L’ultimo super tiro su roccia spaziale

 

Giorno 3:

Phoebus” (7a, 1985).

Capolavoro indiscusso dei fratelli Rémy, questa via sarà il nostro regalo di compleanno per il Sergio.

Consigliataci da nostro mentore Verdoniano (Sérgio Le Còltrì), “Phoebus” ha una linea strepitosa, è perfetta…è strano da descrivere, ma a mio avviso è impeccabile, sembra disegnata. E qui la testa ha iniziato a ingranare le marce giuste… 😉

 

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Su L2 un pelo di traverso

 

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Partenza su L3 con mega gocce

 

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El trio “Pel d’Oca”

 

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Chiodo dei mitici fratelli Remy

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Sergio sull’ultimo tiro

 

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All’uscita da una via capolavoro “Phoebus”

 

Giorno 4:

“Les Braves Gens ne Courent pas les Rues” (8b, 1986) e “Tout ca pour une Médaille” (7b+, 1990).

Questa giornata abbiamo deciso di dedicarla alla difficoltà su due vie stratosferiche.

Piccolo accorgimento: bisogna calarsi in una nicchia appesa nel vuoto più totale con sotto 300mt di aria, da qui partono le due vie.

Ci caliamo con una statica, attrezziamo le soste e le colleghiamo sempre con la statica per fare così una “linea vita” che ci servirà per andare avanti e indietro in sicurezza…pari e dispari e tocca al tommi a partire.

 

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Il progetto del Tommy “Tout ca pour…”  è l’ultimo tiro di una via su roccia da sogno, partenza fisica, poi delicata e (classico) bombè finale da leggere bene con due bei run-out da kilo ti fanno guadagnare la cima con grande soddisfazione.

 

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Tommy in azione

“Le Braves Gens…” invece è un capolavoro di Tribout datato ’86 ed è una legna galattica.

Decido di provarlo da due (e perfortuna). Sui primi 4 spit c’è il chiave su rigole verticali appena accennate dove riesci a lavorare bene con le mani ma i piedi sono veramente strani e da intuire. Ci faccio cmq tre giri e, a parte i primi 4 spit che non riesco e concatenare,  il resto non presenta grossi problemi…pecà non tegnerse!!!

 

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Giorno 5:

“La Saga du Verdon” (7b+, 1991)

Questa via racchiude cinque tiri tutti diversi tra loro e tutti veramente incredibili.

Parte su canne strapiombanti, poi placca infida, segue una fessura strapiombante con bombè di difficile lettura, poi una fessura yosemitica spaziale per finire con un tiro zeppo di svasi che piano a piano ti cucinano per bene i braccini.

Che dire, veramente bella e varia.

 

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Tommy su L1

 

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Le gocce spaziali di L2

 

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Il tommy in arrivo in sosta su L3

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Il diedro/fessura Yosemitico di L4

 

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Il Tommy sull’ultimo tiro di “La Saga du Verdon”

 

Giorno 6:

“Mathis” (7a+, 2008) + “La Féte des Nerfs” (7a+, 1984)

L’ultimo giorno abbiamo reclutato il grande Luchino (amico e Padovano DOC), cosi siamo riusciti a fare due cordate su due vie che corrono parallele a pochi metri l’una dall’altra, io e Tommy e il Sergio e Luchino.

Due vie che vanno dritte come un fuso, altri due capolavori che ti sparano in una verticalità incredibile con la penultima sosta su ginepro gigante.

 

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Luchino su L2 di “Le Féte de Nerfs”

 

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Soste incredibili su ginepri giganti

 

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Tommy appeso in stile “mudande”

 

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Il grande Sergio in azione

 

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Sugli ultimi tiri (foto Giuly)

 

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L’ultimo tiro

 

Conclusioni:

Ci sono voluti un paio di giorni per entrare in simbiosi con questo posto, per far passare il tremolio alle gambe, per cercare di essere un tutt’uno con la roccia estraniandosi dalle “flippe” degli spit lontani ed entrare in una dimensione parallela e romantica dove i pensieri volano via e l’aria tra i capelli è l’unica vera benzina.

Un posto incantevole dove le vie sono perfette con una logica impeccabile, sembrano disegnate, ogni cosa è al suo posto in pieno equilibrio con l’ambiente che circonda questo canyon…il fiume, gli avvoltoi, la roccia spaziale e un vuoto incredibile ti regalano emozioni indimenticabili.

 

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Come prima volta in Verdon sono soddisfatto del nostro “diario di viaggio”, 6 giorni pieni di arrampicata con un meteo perfetto ci hanno regalato una gran “prima volta”, dove abbiamo cercanto di portare via più metri possibile a questo spettacolo della natura e vedendo sicuramente dei gran belli progetti per il futuro!!!

Grazie al Tommy per la super cordata che si è creata in questo ultimo anno, al Sergio Coltri per averci trasmesso tanto dal “suo” Verdon, alla Giuly sempre in pista come una macchina, Luchino e socio per la super compagnia… e alla mia Lisi che mi ha lasciato realizzare un sogno, “non preoccuparti che la prossima volta andiamo via con tutta la squadra al completo!”.

E grazie anche a Ivo della Cantina Bonazzi, per l’ottimo vino che ci ha dato per rallegrare le serate.

 

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Giuly e Sergio

 

 

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Tommy e Io

 

Ringrazio: Wild Climb, Patagonia, ProAction, Birra Sleale e Cantina Bonazzi ;-).

 

Buone tacche,

Andrein

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