Via Messner al Pilastro di Mezzo, Sass dla Crusc


Era il 6 e 7 luglio del 1968 quando Reinhold Messner assieme a suo fratello Gunther scrissero la storia dell’arrampicata toccando il primo VIII grado in libera.

Una via simbolo di audacia e determinazione. Basta percorrerla per toccare con mano il capolavoro che è diventata questa via al giorno d’oggi, dimostrando chiaramente la rinuncia dei chiodi a pressione in montagna.

Una via che non ha certo bisogno di presentazioni  e che fa ancora sognare…eccome!

Ed eccoci la, con il solito Tom (Tommaso Marchesini) esattamente al 50esimo anniversario della sua chiodatura (6/7 luglio 1968 – 8 luglio 2018).

Il Sass dla Crusc si erge come una contrafforte gigantesca sopra di noi e la sua verticalità è massima.

Facciamo due tiri da 60 mt sul diedro Mayerl e raggiungiamo la cengia mediana, qui traversiamo verso sinistra senza problemi per 10min fino a raggiungere il Pilastro di Mezzo ed eccoci pronti per partire sulla Messner.

Scaliamo altri due tiri senza problemi, i chiodi sono pochi, e a pensare a Messner nel ’68 mi da dell’incredibile. Arriviamo al traversone che porta al tiro chiave e passo il comando a Tommaso così da scaldarsi le dita per il tiro successivo che sogna di scalare da anni.

PS: stando bassi in prossimità di un chiodo rosso con cordino c‘è la possibilità di passare in completa arrampicata libera (variante Oblinger VIII) evitando cosi il sali/scendi con successivo pendolo.

Qui è importante fare sosta su tre chiodi buoni dopo lo spigolo a fine traverso. Se si fa sosta prima non si vedrà più il compagno subito dopo pochi metri del tiro chiave.

C’è Tom al comando e il pensiero di mettere mano su quei “maledetti” 4 metri che hanno respinto gran parte dei scalatori lo rende ben agitato. Ma io lo so che è un fuori classe e che ha la testa per riuscire a passare.

Parte deciso, che comunque è già duro, rinvia dei buoni chiodi e piazza dei friends bomba arrivando in un lampo alla famosa banchetta dove a destra parte la variante Mariacher.

Altro chiodo e altro friend.

-“Vado Andrein…” mi dice.

-“Alè Tom dritto come un siluro” gli rispondo.

Lo incito come fosse un finalista olimpico, si alza e…piede sinistro alto, tacchetta mano sinistra, rovescietto mano destra, incrocio piede destro, spalmo piede sinistro, spalmo piede destro, tacchette buone, piedi in bocca e buco alto a sinistra…ed ecco che parte un urlo misto di adrenalina e gioia.

Tom è in sosta ed è salito a vista. Wow, bel lavoro amico mio, bravo e basta!!!

Lo raggiungo (on sight) anche io, due pacche sulle spalle e gli lascio il comando fino in cima per i restanti 3 tiri che sono bellissimi.

 

Sono veramente contento di questa nostra salita e penso che per gustarsi a pieno queste vie bisogna abbassare le orecchie, staccare la spina e stare in silenzio.

Un capolavoro a cielo aperto, una salita incredibile che ancora oggi obbliga buona parte (se non di più) dei ripetitori a “tagliare” per la variante Mariacher…per poi magari calarsi e provare i passi top-rope eliminando così tutta la magia di questa via.

 

Gran bella gita  tom.  😉

 

 

Di seguito relazione aggiornata al 8/7/2018.


 

Materiale: 14 rinvii, fettucce, friends dal 0.3 al 3 BD (doppiare 0.5, 0.75, 1 e 2)

Due chiodi e un martello non guastano per ogni evenienza.

 

In caso di problemi ci si può ritirare calandosi dal diedro Mayerl.

 

 

Wild Climb, Patagonia, Grivel e ProAction.

Buone tacche,

Andrein.

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